Dolore e detenzione, un progetto di grande impatto sociale

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Per iniziativa dell’avvocato Francesca Sassano e della Fondazione Paolo Procacci (FPP) ha preso il via il progetto di una campagna informativa e di sensibilizzazione sulla rilevazione del dolore nelle carceri. L’avvocato, a causa della sua attività professionale, ha constatato un vuoto applicativo della legge 38/2010 in un ambito molto delicato come quello delle carceri, dove il soggetto è privato anche delle autonome determinazioni in merito alle cure mediche e l’ingresso delle medicine è gestito all’interno della struttura con limitate e autorizzate possibilità di visite specialistiche e di prescrizioni. “Se ciò è conforme allo stato di detenzione, – spiega l’avvocato Sassano in una intervista alla rivista “Il Fenotipo”, – ne consegue però l’affidamento allo Stato e la conseguente responsabilità degli accertamenti necessari alla salute del detenuto, nonché la prevenzione di patologie conseguenti la detenzione. Il detenuto ha il diritto alla conservazione del suo stato di salute, al monitoraggio sulla compatibilità dello stato di detenzione con il suo stato di salute e alla prevenzione nei confronti di insorgenti e possibili patologie, se contratte durante lo stato di carcerazione. Lo Stato deve quindi assicurare che all’interno della cartella clinica del detenuto, se già affetto da patologie, venga effettuata la rilevazione, secondo gli standard medici, della soglia di dolore dello stesso e venga assicurata adeguata terapia.”
Il progetto, che partirà dalla tarda primavera 2015, prevede l’avvio di una campagna informativa e formativa itinerante nelle varie regioni italiane e presso le carceri. Questa campagna godrà del supporto scientifico e formativo della FPP.
Secondo il Prof. Giustino Varrassi, presidente della FPP e della European League Against Pain (EULAP) questa iniziativa va infatti sostenuta: “La situazione di sovraffollamento delle carceri italiane è argomento di dibattito da tempo – ha commentato -. L’Italia è stata anche sanzionata dalla Corte di Strasburgo nel 2013 per violazione dell’articolo 3 della Carta dei Diritti dell’Uomo. Portare anche nelle carceri l’applicazione della legge 38 è un percorso di civiltà, sulla scia di quanto raccomandato a suo tempo dal cardinale Carlo Maria Martini, cui stava molto a cuore la situazione delle carceri. Al momento attuale nulla è dato sapere neppure sull’entità di tale fenomeno.” Già nel 2001, celebrando la Messa di Natale nel carcere di Opera il cardinale aveva rivolto un appello ai politici perché si affrontasse il nodo delle pene alternative al carcere, di cui purtroppo ci sarà sempre bisogno; ma (per citare le parole del Cardinale) “…dobbiamo tutti fare uno sforzo per superare il concetto della detenzione intesa come unico strumento nei confronti di chi sbaglia… Vanno studiate misure articolate, in modo che il carcere abbia, come vuole la Costituzione, una funzione riabilitativa.”