La cooperazione medico e infermiere

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L’indagine Eures (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) indica che nove medici su dieci sono soddisfatti del loro rapporto con le professioni sanitarie. E il 94,2% – anche di più quindi – lo è nei confronti proprio degli infermieri. I risultati dell’indagine sono stati presentati al Congresso nazionale Ipasvi (Roma, 5-7 marzo 2015) e sono frutto dell’analisi di 212 strutture sul territorio nazionale per un totale di 380 reparti coinvolti.
Otto medici intervistati su 10 (il 79,3%) sono favorevoli all’introduzione dell’infermiere specialista, per il quale è già pronto un accordo Stato-Regioni: in particolare il 25,6% dei medici si dice “del tutto favorevole” e il 53,7% “abbastanza favorevole”, mentre il 20,7% è contrario (il 16,1% “piuttosto” e il 4,6% “del tutto”). In realtà solo l’11,9% di tutti i medici intervistati (la metà circa dei contrari quindi) medici è contrario perché ritiene che la figura genererebbe sovrapposizione e confusione dei ruoli.

La cooperazione tra le diverse figure sanitarie ha il suo obiettivo primario nella tutela del paziente e della sua salute e investe trasversalmente i diversi processi di presa in carico, di cura e di gestione complessiva dei pazienti. Proprio nelle decisioni relative a questo ambito 8 medici intervistati su 10 (il 79,9%) affermano di aver ricevuto aiuto da un infermiere. Di poco inferiori sono le percentuali per le decisioni sulla gestione delle degenze, mentre una maggiore diversificazione c’è per quanto riguarda le decisioni terapeutiche: in questo caso è elevato l’aiuto tra colleghi medici (82,2% dei casi), ma c’è anche quello degli infermieri che aiutano nel 41,2% dei casi il medico in un ambito “teoricamente” di sua esclusiva competenza.
“La ricerca – sottolinea Annalisa Silvestro, senatrice e presidente della Federazione Ipasvi – dimostra che c’è bisogno di professionalità sempre maggiori e soprattutto di una forte collaborazione trasversale per aiutare davvero il cittadino e ottimizzare i servizi. Si devono abbandonare quindi le trincee ideologiche e nessuna famiglia professionale deve arrendersi a essere quella di tanti anni fa e nessuna deve prevalere su nessun’altra. La parola magica, la chiave del futuro, è fare rete e collaborare. Ognuno con le proprie competenze che devono e possono, la ricerca lo sottolinea, crescere e cambiare perché l’evoluzione dell’assistenza lo richiede”
Per approfondire

Tabelle dati Eures