Tag Archives: dolore

Efficacia di una strategia integrata per la riduzione del dolore in ospedale: analisi di un’indagine pluriennale sulle percezioni dei pazienti

Riassunto

Introduzione: l’Azienda Ospedaliera di Padova sta contrastando il dolore attraverso strutture apposite, modifiche organizzative, elaborazione di PDTA (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali), formazione continua ai sanitari, divulgazione di informazioni ad assistiti e popolazione. Dal 2010 viene somministrato annualmente a tutti i ricoverati un questionario ispirato all’“American Pain Society – Pain Outcome Questionnaire”. Le variabili indagate sono l’intensità del dolore provato durante la degenza, nelle precedenti 24 ore e al momento del questionario; si raccolgono inoltre la causa e la durata del dolore, le segnalazioni al personale sanitario, i tempi di attesa per il trattamento, le informazioni ricevute e il grado di soddisfazione per la gestione del dolore. Obiettivi e metodi: sono state confrontate le indagini degli anni 2010, 2013 e 2016, comparando il campione complessivo e i sotto campioni di area Medica, Chirurgica e Ginecologica/Ostetrica. Risultati: si evidenziano due opposte linee di tendenza. Rispetto alla frequenza, il numero di persone affette da dolore durante il ricovero è in aumento; di contro, diminuiscono coloro che hanno provato dolore al momento del questionario o nelle 24 ore precedenti. Riguardo all’intensità, si nota nuovamente un aumento durante il ricovero, ma anche una riduzione al momento della somministrazione e nelle 24 ore precedenti. Conclusioni: l’incremento di frequenza/intensità durante il ricovero dimostra come la sistematica rilevazione del dolore dia maggior consapevolezza del proprio stato al ricoverato e porti alla luce situazioni che altrimenti rimarrebbero misconosciute. Viceversa, la riduzione di frequenza e intensità del dolore durante e poco prima la somministrazione del questionario, evidenzia come gli interventi adottati garantiscano il controllo della sintomatologia. Le ricadute appaiono maggiori in area chirurgica e ostetrica-ginecologica, dove sono stati attuati interventi mirati al dolore specifico, e minori in area medica, dove il dolore è maggiormente differenziato sia per eziologia che per manifestazione.

Parole chiave: dolore, gestione del dolore, indagine, Italia.

Ricevuto il 16 marzo 2018
Accettato dopo revisione il 18 aprile 2018
DOI: 10.19190/PNM2018.1_ex47

Possediamo o no un senso del dolore?

Riassunto

I criteri atti a individuare i sensi cercano di rispondere a una domanda metafisico-definitoria, che indaga che cos’è una modalità sensoriale, e a una domanda classificatoria, che indaga in che modo è possibile distinguere tra loro i sensi. In questo paper, discuto l’applicazione dei criteri del senso comune, fisico, fisiologico, oggettuale, esperienziale, esperienziale-ontologico e sottrattivo al dolore. Il dolore viene utilizzato per esemplificare ciò che chiamo “zona grigia extramodale”. Ogni zona grigia propone ai filosofi interessati a definire e classificare i sensi un test utile per indagare i risultati dell’applicazione del proprio criterio ai casi problematici ricadenti sotto di essa. Nella zona grigia extramodale sono compresi gruppi di stati mentali di cui è dubbia la rilevanza per la compilazione del catalogo dei sensi, essendo poco chiaro se tali stati mentali siano effettivamente stati percettivi e se costituiscano o meno una modalità sensoriale autonoma.
Parole chiave: dolore; individuazione dei sensi; zona grigia extramodale; criterio esperienziale-ontologico; criterio sottrattivo

Ricevuto il 24 settembre 2018

Accettato dopo revisione il 27 ottobre 2018
DOI: 10.19190/PNM2018.1_co53

La gestione del dolore da mucosite

RIASSUNTO

Controllare il dolore dovuto alla mucosite assume un ruolo cruciale sulla qualità di vita del paziente e sulla buona riuscita del trattamento chemio-radioterapico; la terapia della mucosite è diretta prevalentemente alla cura del dolore e l’infermiere può svolgere un ruolo di fondamentale importanza nella gestione di questo sintomo basando il suo operato sulle evidenze scientifiche.

Parole chiave: paziente oncologico , mucosite, dolore, linee guida, trattamenti.
Ricevuto il 18 settembre 2017
Accettato dopo revisione il 27 settembre 2017
DOI: 10.19190/PNM2017.2_3instr61
Pain Nursing Magazine 2017; 6: 61-62

Dinamiche e variabili etniche del pain management

RIASSUNTO
Il multiculturalismo rappresenta per gli operatori della salute una sfida importante, ancor più quando si tratta di interpretare e trattare fenomeni come quello del dolore, che rappresenta forse il sintomo più influenzato dalle dinamiche culturali. Numerosi studi hanno infatti evidenziato la sussistenza di forti differenze etniche nella percezione e nell’espressione del dolore. Queste spesso possono indurre errate valutazioni e trattamenti, suggerendo la necessità di approfondire la correlazione tra dolore e variabili culturali. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di una reale “cultural competence” per rispondere alle nuove e complesse richieste di salute della popolazione.

Parole chiave: competenza culturale, differenze etniche, dolore
DOI: DOI: 10.19190/PNM2017.2_3co67
Pain Nursing Magazine 2017; 6: 67-69

Introduzione al Therapeutic Touch come trattamento complementare e infermieristico nella gestione del dolore

RIASSUNTO

Il Theraputic Touch (TT) è un trattamento energetico sviluppato all’interno della Facoltà di Scienze Infermieristiche di New York, a partire dagli anni ‘70, grazie all’intuizione e al contributo di Dolores Krieger, docente di infermieristica, e di Dora Kunz. Il loro modello, che trova spunti scientifici nella teoria infermieristica di Martha Rogers, si focalizza sull’unicità della persona come sistema aperto, come campo energetico in relazione continua con l’ambiente. Il TT si avvale del modello olistico e della capacità di riequilibrare i flussi di energia delle persone assistite, che risultano essere compromessi dallo stato di malattia, e viceversa. Riequilibrare il campo energetico rappresenta l’obiettivo principale del TT, con il risultato di migliorare il benessere, applicabile nel caso di condizioni di stress, nella limitazione degli effetti collaterali della chemioterapia, nel miglioramento dei tempi di guarigione di una ferita e nella gestione delle cure di fine vita. Il TT come trattamento complementare alla medicina allopatica, può migliorare gli esiti terapeutici nella gestione del dolore, sebbene il suo uso sia ancora controverso, in quanto supportato da limitate evidenze scientifiche. Sono pertanto necessarie ulteriori ricerche in proposito, al fine di giustificarne la sua appropriata applicazione nella pratica infermieristica e sanitaria.
Parole chiave: therapeutic touch, dolore, campo energetico, CAM, medicina complementare

Ricevuto il 4 dicembre 2016
Accettato dopo revisione il 10 gennaio 2017
DOI: 10.19190/PNM2016.3ap112

La scala algometrica PIPP: valutazione dell’accuratezza per la rilevazione del dolore procedurale nel neonato

RIASSUNTO
Introduzione: ad oggi sono disponibili diversi strumenti per la rilevazione del dolore procedurale nel neonato: in letteratura non è tuttavia presente una chiara indicazione sulla scala più idonea per la valutazione del sintomo. Obiettivo: l’obiettivo del lavoro è valutare l’affidabilità della scala PIPP nel rilevare il dolore procedurale nel neonato. Materiali e metodi: lo studio ha considerato 60 neonati ricoverati in TIN/Patologia Neonatale di una A.O. del Veneto tra luglio e agosto 2014. Il dolore è stato rilevato tramite scala PIPP e Pain Monitor. Discussione: dall’analisi è emerso che la scala PIPP può essere considerata moderatamente accurata ma ha scarsa sensibilità. Conclusioni: la scala PIPP risulta sottostimare il dolore da procedura.< Parole chiave: dolore, neonato, procedura dolorosa, scala PIPP

Ricevuto il 25 gennaio 2017
Accettato dopo revisione il 28 febbraio 2017
DOI: 10.19190/PNM2016.3ao121

Strumenti e metodi di accertamento del dolore in Terapia Intensiva: indagine in 173 unità Italiane

RIASSUNTO
Introduzione: il dolore è un problema rilevante in terapia intensiva. Il primo passo per una corretta gestione è la sua valutazione. Il monitoraggio di parametri fisiologici e la valutazione delle risposte comportamentali agli stimoli dolorosi sono stati proposti già da molti anni per l’accertamento della presenza di dolore nel paziente critico.
Materiali e metodi: è stata condotta un’indagine osservazionale trasversale coinvolgendo le terapie intensive (TI) italiane aderenti al Gruppo Italiano per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva (GiViTi), con la richiesta di documentare con quali strumenti o metodi di accertamento viene valutato il dolore nella propria unità operativa. Abbiamo a priori definito come adeguato l’utilizzo delle scale Behavioral Pain Scale e Critical-Care Pain Observation Tool.
Risultati: 173 TI hanno accettato di partecipare all’indagine. L’utilizzo di scale idonee a valutare il dolore nei pazienti durante ventilazione meccanica risulta abituale solo nel 24% delle rispondenti. Il 55% delle TI utilizza solo scale soggettive quantitative (VAS o NRS), mentre il restante 21% utilizza solo scale soggettive o si basa su i parametri vitali per la valutazione del dolore.
Discussione: nei pazienti che non sono in grado di esprimere il livello di dolore percepito, la Behavioral Pain Scale o la Critical-Care Pain Observation Tool consentono un’affidabile valutazione di dimostrata efficacia. Tuttavia nel contesto delle TI che hanno risposto alla nostra indagine l’utilizzo di tali scale di valutazione risulta limitato.
Conclusioni: Nelle TI italiane è ad oggi ancora scarso l’utilizzo di scale oggettive non verbali per la valutazione del dolore in pazienti sottoposti a ventilazione meccanica.
PAROLE CHIAVE: dolore, terapia intensiva, valutazione.

Ricevuto il 27 luglio 2015
Accettato dopo revisione il 28 aprile 2016
Pain Nursing Magazine 2016; 5: 29-34
DOI: 10.19190/PNM2016.1ao29

Il dolore durante il cambio della medicazione nei pazienti con ulcera agli arti inferiori

RIASSUNTO
“Il dolore è una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale associata ad un danno tissutale reale o potenziale e descritta in termini di tale danno”. (1)
Obiettivi: conoscere le cause che provocano dolore durante il cambio della medicazione e individuare le strategie che il paziente mette in atto per ridurre il dolore.
Materiali e metodi: campione di 100 pazienti portatori di ulcere agli arti inferiori ricoverati nel reparto di Chirurgia vulnologica/ferite difficili dal 1/6/15 al 31/8/15. Lo studio è di tipo quali-quantitativo. Nel questionario somministrato: informazioni relative al paziente, all’eziologia della lesione, tempo di insorgenza, la medicazione utilizzata. Nella seconda sezione: valutazione del dolore, nel quotidiano e nel cambio della medicazione, le cause, le strategie che il paziente mette in atto.
Risultati: i pazienti intervistati indicano la detersione della ferita come principale causa di dolore (43%), seguita dall’aderenza della medicazione (25%) e dalla sua essiccazione (17%). Alcuni pazienti indicano le medicazioni con garza, le medicazioni adesive e la paura di farsi male. Tra i pazienti intervistati, il 53% dichiara di non fare nulla per alleviare il dolore e il 42% irriga la medicazione da sostituire. Il 3% assume analgesici prima del cambio medicazione, il 2% utilizza un anestetico locale.
Conclusioni: il dolore non è semplicemente il prodotto finale di un sistema di trasmissione sensoriale, bensì un processo dinamico con continue e complesse interazioni tra sistema nervoso (organismo) e fattori esterni.
PAROLE CHIAVE: dolore, medicazione, ulcere.

Ricevuto il 24 marzo 2016
Accettato dopo revisione il 28 aprile 2016
Pain Nursing Magazine 2016; 5: 35-37
DOI: 10.19190/PNM2016.1ao35

Saturazione sensoriale: un metodo innovativo di analgesia per il neonato

RIASSUNTO

Razionale. Nonostante le evidenze scientifiche, misure adeguate ed efficaci per il trattamento del dolore procedurale nel neonato non sono ancora sufficientemente diffuse in neonatologia.   Negli ultimi anni è stata proposta e validata la tecnica della saturazione sensoriale, basata sul concetto neuro-fisiologico del “gate control  system”. Tale tecnica consiste nel distrarre il neonato prima e durante la procedura dolorosa. L’interferenza degli stimoli sensoriali con lo stimolo doloroso esita in una netta riduzione fino all’annullamento di quest’ultimo.
Obiettivo.  Verificare la reale efficacia della SS attraverso l’analisi degli studi compiuti negli ultimi anni.
Materiali e metodi.  Abbiamo ricercato in Medline, gli studi pubblicati tra gennaio 2001 e gennaio 2012 che mettevano a confronto la tecnica della SS con altri metodi di analgesia non farmacologica.
Risultati. La maggior parte degli studi – tranne nei casi di efficacia durante la aspirazione intratracheale – evidenzia una maggiore efficacia della SS rispetto ad altre procedure analgesiche (somministrazione di una soluzione zuccherina,  wrapping, suzione non nutritiva, contatto pelle a pelle).
Conclusioni.  La diffusione della tecnica della SS dovrebbe essere incoraggiata nella routine delle cure assistenziali al neonato. Essa rappresenta non solo una tecnica analgesica efficace, ma anche un modo di prendersi cura del neonato. Inoltre, per la sua facilità di  esecuzione, può essere praticata anche dai genitori, rendendoli protagonisti dell’evento medico.

PAROLE CHIAVE: neonato, dolore, saturazione sensoriale (SS).

ricevuto il 18 giugno 2015
accettato il 7 luglio 1015

La comunicazione ipnotica nei pazienti in cure palliative ospedaliere

RIASSUNTO
Nelle cure palliative il focus è sul controllo dei sintomi e delle conseguenze psicologiche, sociali e spirituali della malattia per il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e per le loro famiglie. Trattandosi di una disciplina che vede il paziente come un “tutto”, che esprime bisogni su diversi piani (biologico, psicologico, esistenziale), è naturale che la medicina palliativa consideri tra gli strumenti terapeutici quegli approcci integrativi che comprendano il rapporto mente-corpo. Da questo punto di vista l’ipnosi, oltre a poter controllare i sintomi della malattia, può aiutare a gestire gli effetti collaterali dei trattamenti e contribuire a controllare l’ansia, la depressione, favorendo il coinvolgimento attivo della persona nel progetto di cura e la riacquisizione, per quanto possibile, di controllo sulla propria vita.
Lo studio è stato realizzato presso l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino con l’obiettivo di evidenziare se l’ipnosi può essere una terapia complementare a quella farmacologica per migliorare la qualità di vita dei pazienti in cure palliative. Sono stati coinvolti 10 pazienti e ad ognuno è stato somministrato il questionario Edmonton Symptom Assessment System (ESAS) pre e post seduta per rilevare variazioni nella percezione dell’intensità dei sintomi provati. L’analisi dei risultati ha evidenziato il raggiungimento di un buono stato di rilassamento, una riduzione dell’ansia e del dolore, aumento dell’energia fisica con miglioramento della qualità del sonno e ridotta difficoltà respiratoria. L’ipnosi può, pertanto, essere considerata una efficace terapia complementare a quella farmacologica per il controllo dei sintomi.
PAROLE CHIAVE: cure palliative, ipnosi, riduzione del dolore.

Pain Nursing Magazine 2015; 4: 65-72

Ricevuto: 7 maggio 2015
Ricevuta revisione: 7 giugno 2015
Accettato: 12 giugno 2015

Il dolore: atteggiamenti e comportamenti a confronto

RIASSUNTO
La gestione e la valutazione del dolore risulta essere parte integrante nell’assistenza infermieristica in quanto una corretta rilevazione permette un trattamento personalizzato della persona. Spesso il sintomo dolore non viene rilevato e trattato correttamente. L’articolo presenta un’indagine svolta presso l’ospedale Umberto Parini di Aosta che ha visto coinvolti pazienti e operatori. I risultati indicano ampi margini miglioramento rispetto agli atteggiamenti e quindi alle conoscenze del personale.
PAROLE CHIAVE: dolore, atteggiamenti, conoscenze

Pain Nursing Magazine 2015, 4: 61-64
Ricevuto: 7 aprile 2015
Ricevuta revisione: 9 maggio 2015
Accettato: 12 giugno 2015

Le conoscenze e le attitudini degli infermieri nella gestione del dolore: una revisione narrativa della letteratura

RIASSUNTO
Introduzione. Il dolore è un problema sanitario sottovalutato e sottotrattato. La sua inefficace gestione può essere correlata anche ad una carente conoscenza e attitudine del personale sanitario e, in particolare, del personale infermieristico che opera all’interno dei sistemi sanitari. Lo scopo di questa revisione è di descrivere i risultati degli studi sulle conoscenze e sulle attitudini degli infermieri nella valutazione e gestione del dolore.
Metodi. È stata effettuata una revisione bibliografica, dal 2004 al 2014, utilizzando le banche dati CINHAL, ILISI e Pubmed, includendo tutti gli studi che focalizzavano l’attenzione sulla misurazione delle conoscenze e attitudini degli infermieri nella valutazione e gestione del dolore. Le queries di ricerca sono state ottenute utilizzando le parole chiave education, knowledge, pain, pain management, attitudes, nurses con gli operatori booleani AND, OR o NOT.
Risultati. Sono stati ottenuti 417 articoli di cui eleggibili 37. La maggior parte degli articoli ha evidenziato una conoscenza insufficiente e attitudini limitate da parte del personale infermieristico sulla valutazione e trattamento del dolore. Permangono attitudini consolidate e obsolete e resistenze sull’uso di oppioidi, per timore dei loro effetti collaterali, e sull’uso di strumenti validati utili a misurare il dolore, insieme ad altri condizionamenti causati dal limitato numero di infermieri, insufficiente a garantire più adeguate possibilità di valutazione e gestione del dolore. I livelli di competenza infermieristica sono risultati lievemente migliori negli infermieri in possesso di una formazione post-base o aggiornati con periodici corsi di formazione o che lavorano in strutture specialistiche, dove si affronta quotidianamente il problema “dolore”.
Conclusioni. Sono necessari ulteriori studi in grado di monitorare il livello di conoscenza e di attitudini nella gestione del dolore da parte degli infermieri, e, in particolare in Italia, opportuni programmi educativi rivolti alla riduzione dei gap formativi necessari a limitare la sofferenza.

PAROLE CHIAVE: attitudini, conoscenze, dolore, formazione, infermieri, gestione del dolore.

Il ruolo dell’infermiere nel trattamento precoce del dolore in triage. L’esperienza del Pronto Soccorso di Pinerolo

RIASSUNTO
Obiettivi. Recentemente la Joint Commission International (JCI) ha affermato che il dolore non trattato è uno dei principali responsabili degli effetti avversi sia fisici che psicologici: per questo motivo è arrivata a considerare il dolore come quinto segno vitale. Il dolore è infatti il sintomo più frequente che spinge le persone a presentarsi in Pronto Soccorso e spesso è sottovalutato e inadeguatamente trattato.
L’obiettivo dello studio è valutare l’efficacia e l’efficienza del protocollo messo in uso presso il Pronto Soccorso di Pinerolo, al fine di ottenere un rapido controllo del dolore al triage e di migliorare la “presa in carico” dell’assistito.
Metodi. Compilazione delle schede di triage e rilevazione dei dati sulla somministrazione della terapia antidolorifica. Somministrazione di un questionario agli utenti trattati per dolore al triage. Somministrazione di un questionario a tutti gli infermieri triagisti, per valutare la loro opinione riguardo l’aspetto del dolore ed al trattamento precoce in Pronto Soccorso.
Risultati. Lo studio è stato effettuato da agosto ad ottobre 2013. Dei 180 utenti presentatisi in Pronto Soccorso con dolore, nel 51% dei casi è stata somministrata terapia al triage secondo protocollo. Nei casi in cui la terapia non è stata somministrata (49%), la motivazione è stata dettata da un rifiuto della persona (81%), mentre nel 17% dei casi veniva riferita assunzione di terapia antidolorifica a domicilio.
L’83% degli assistiti riferisce diminuzione del sintomo dolore. L’introduzione del protocollo ha ridotto a 5 minuti l’attesa media per il trattamento del dolore, rispetto ai 45 minuti previsti per la valutazione medica. Il protocollo è utilizzato da tutti gli infermieri di triage. Il 75% ritiene che il dolore è un sintomo importante da considerare come quinto segno vitale. Il 95% degli utenti ha dichiarato di sentirsi prontamente preso in carico e per l’83% gli infermieri prestano attenzione al dolore. Per il 70% delle persone trattate, l’attesa risulta meno lunga. Non si è verificato nessun evento avverso in seguito della somministrazione della terapia antidolorifica.
Conclusioni. Il protocollo messo in uso è efficace, ha apportato beneficio agli assistiti, migliorando di conseguenza l’assistenza erogata e la qualità delle cure.
PAROLE CHIAVE: dolore, pronto soccorso, protocollo, terapia antidolorifica, triage.

Legge 38 e gestione del dolore nelle Marche

RIASSUNTO
Obiettivo dell’indagine è rilevare la situazione presente nelle strutture sanitarie della regione Marche in relazione al livello di considerazione e gestione del dolore.
È stato redatto un questionario ad hoc attinente ai principali temi che riguardano la gestione e il trattamento del dolore ed è stato somministrato alle posizioni dirigenziali del servizio professioni sanitarie delle relative strutture ospedaliere che compongono il sistema sanitario regionale.
I principali dati emersi sono la disomogeneità tra le varie strutture organizzative della regione riguardo la considerazione del dolore, la scarsa presenza nel territorio di centri dove ricevere assistenza specialistica al dolore e la quasi totale assenza di indagini interne sulla conoscenza dei professionisti sanitari in merito al dolore e alla sua gestione.
Da un lato emerge che il livello di trattamento del dolore negli ospedali è elevato e completo, ma dall’altro lato manca quel coordinamento tra le strutture sanitarie della regione che consente alla persona che ha dolore di poter trovare il medesimo livello di gestione del dolore in tutte le strutture ospedaliere che si trovano nel territorio.
Parole chiave: dolore, coordinazione, considerazione, conoscenze.

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Un confronto tra scale di valutazione del dolore nel paziente anziano affetto da deterioramento cognitivo: un’esperienza nelle lungodegenze in Val d’Aosta

RIASSUNTO
Introduzione. La valutazione del dolore nei pazienti affetti da demenza risulta difficoltosa poiché sono molti i fattori che possono ostacolarla, come i deficit cognitivi, del linguaggio e della memoria. Inoltre, i segni comunemente attribuibili alla demenza potrebbero essere al contrario suggestivi del dolore. Ciò spiega la difficoltà da parte dell’infermiere nel rilevare il dolore e, di conseguenza, la sottostima e il sottotrattamento del sintomo. Quindi è determinante durante la fase dell’accertamento infermieristico l’utilizzo di scale di valutazione volte a indagare il dolore. L’obiettivo dell’esperienza è di verificare e confrontare l’applicabilità delle scale Painad e Noppain attraverso un’indagine condotta su 40 pazienti ultra sessantacinquenni con demenza residenti in alcune lungodegenze territoriali della regione Valle d’Aosta.
Materiali. Sono state selezionate la scala Noppain e la scala Painad, in quanto entrambe validate in lingua italiana ed applicate in contesti assistenziali di lungodegenza. Ad ogni paziente selezionato sono stati somministrati entrambi gli strumenti durante lo svolgimento di attività assistenziali.
Risultati. La prevalenza del dolore (lieve, moderato, grave) rilevato con la scala Painad nel campione studiato corrisponde al 40%, mentre con l’utilizzo della scala Noppain al 77%. L’utilizzo della scala Painad risulta essere uno strumento di rapido e facile utilizzo nelle lungodegenze territoriali, utilizzabile dall’infermiera durante l’assistenza alla persona. La scala Noppain risulta molto più complessa in particolare per gli utenti gravemente compromessi da punto di vista funzionale e cognitivo.
Conclusioni. L’esperienza effettuata sembrerebbe indicare che la scala Painad, rispetto alla Noppain, sia più rapida da comprendere e più facile da compilare e quindi maggiormente applicabile in contesti di lungodegenza che accolgono anziani affetti da demenza e con compromissione dell’autonomia funzionale.
Parole chiave: anziano, dolore, scale di valutazione.

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Le scale di valutazione del dolore nel paziente demente: revisione della letteratura

RIASSUNTO
La demenza è una malattia cronico-degenerativa in continua crescita nella popolazione odierna; colpisce prevalentemente le persone anziane (dall’1 al 5% della popolazione sopra i 65 anni di età) determinando uno dei principali problemi sanitari e sociali correlati all’invecchiamento. Le demenze determinano profondi cambiamenti nel sistema nervoso centrale; nonostante ciò, le persone affette da demenza sono ancora in grado di percepire gli stimoli algogeni. Il dolore è un problema persistente per molti anziani ed è associato a disabilità fisica e sociale e scarsa qualità di vita. Con il progredire della demenza, il paziente può non essere in grado di comunicare la presenza di dolore; ciò può determinare un sottotrattamento del sintomo. Gli ostacoli che influiscono sulla corretta valutazione del dolore sono l’insufficiente formazione del personale infermieristico e il non uso e/o la mancanza di adeguati strumenti di valutazione. Negli ultimi anni sono state sviluppate numerose scale di valutazione comportamentali del dolore nei pazienti affetti da demenza, ma ad oggi non esiste ancora uno strumento completo e affidabile per la valutazione di questo sintomo. La letteratura raccomanda le scale NOPPAIN, PAINAD e PACSLAC. Ulteriori ricerche sono necessarie in questo campo, per identificare o sviluppare uno strumento adeguato, che tenga conto di tutti i cambiamenti che avvengono nel paziente demente, quando è presente una condizione dolorosa.
Parole chiave: demenza, dolore, infermiere, scale di valutazione

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La meditazione come opportunità terapeutica nel dolore cronico: esperienza personale in una popolazione thailandese residente in Italia

RIASSUNTO
Introduzione. La meditazione può e dovrebbe essere considerata un ausilio importante nell’approccio non-farmacologico della terapia del dolore cronico.
Scopo dello studio. Mettere a confronto meditanti esperti con meditanti non-esperti in relazione a quanto la pratica meditativa riesce a controllare il dolore cronico (DC).
Materiali e metodi. Soggetti: 78 soggetti (35 uomini, 43 donne; età media 45.2±17.6 anni, range 10-72), ma sono stati coinvolti nello studio solo i soggetti con età superiore a 30 anni: 60 soggetti (27 uomini, 33 donne; età media 54.1±10.4 anni, range 31-72). Tra i soggetti studiati 28 (46.6%; 12 uomini, 16 donne; età media 53.2±8.6 anni, range 48-67) riferivano di avere dolore cronico, 16 dei quali hanno dichiarato di soffrire di lombalgia cronica e 12 hanno dichiarato di soffrire di osteoartrosi alle ginocchia. I soggetti con dolore cronico sono stati suddivisi in 2 gruppi: meditanti esperti (ME, con pratica di oltre 10 anni, in grado di praticare meditazione, in ogni singola seduta di pratica, per un periodo compreso fra 40 e 60 minuti); meditanti non esperti (MNE, con pratica inferiore a 3 anni, in grado di praticare meditazione, in ogni singola seduta di pratica, per non più di 20 minuti).
Risultati. Nei 28 soggetti con DC, la valutazione media del DC è risultata pari a 5.1±1.8. Dopo 5 giorni consecutivi di pratica, i ME riferivano una riduzione significativa (p<0.01) del dolore (VAS 3.0±0.5) rispetto alla valutazione basale, mentre i MNE riferivano solo una modesta riduzione del dolore (VAS 4.4±0.4) che non è risultata significativa. Non raggiungeva la significatività il confronto fra i 2 gruppi. Discussione. Il risultato ottenuto dal confronto tra i due gruppi di non è statisticamente significativo e ciò può essere dovuto al fatto che il numero dei soggetti osservati è modesto. Quindi più tempo si dedica alla meditazione e più significativi saranno i risultati ma alcuni miglioramenti si hanno già a partire dall’utilizzo di questa pratica sin dalle prime sedute. Parole chiave: dolore cronico, meditazione

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Gestione domiciliare del dolore nel paziente pediatrico sottoposto a sistema di allungamento osseo secondo il metodo Ilizarov

RIASSUNTO
Il sistema di fissazione esterno circolare per l’allungamento osseo, messo a punto da ilizarov, ha una sua indubbia efficacia, soprattutto nei casi di dismetria degli arti. Il dolore associato a questa metodica può sommarsi all’insieme delle menomazioni che questi pazienti devono sopportare prima del ritorno ad una funzionalità dell’arto quanto più possibile vicina alla normale fisiologia. Pertanto il trattamento del dolore è di fondamentale importanza, soprattutto nella gestione domiciliare del paziente.

Parole chiave: allungamento osseo, sistema di fissazione esterno secondo Ilizarov, trattamento del dolore nel paziente pediatrico

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Gestione del dolore in una paziente HIV positiva, affetta da cefalea secondaria: caso clinico

RIASSUNTO

La comparsa di cefalea in pazienti HIV-positivi è una delle condizioni morbose che conduce il paziente alle cure mediche. Il trattamento può essere sottovalutato e reso difficoltoso dal rischio di interazioni e reazioni avverse, dalla storia di abuso di sostanze di questi pazienti e dalla presenza di comorbidità. Il caso clinico descritto evidenzia la necessità di utilizzare in prima linea farmaci non oppiacei per il trattamento del dolore acuto in questi pazienti, ricorrendo soltanto in caso di dolore severo o insuccesso delle terapie precedenti, ad oppiacei forti, da somministrare per il minor tempo e al minor dosaggio possibile.
cefalea, dolore, paziente HIV-positivo

Parole chiave: cefalea, dolore, paziente HIV-positivo

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Conoscenze di base per la valutazione e gestione del dolore. Indagine sugli studenti italiani dei corsi di laurea sanitaria

RIASSUNTO

Introduzione. È noto in letteratura come il trattamento del dolore è una parte indispensabile dell’assistenza a tutti i livelli. Pertanto la valutazione e la gestione del dolore rappresentano uno degli obiettivi didattici più importanti di apprendimento per gli studenti dei corsi di laurea sanitaria. Obiettivo di questa indagine è misurare il livello di conoscenze di base posseduto dagli studenti universitari per la gestione del dolore.
Metodi. È stato somministrato un questionario ad hoc a 395 studenti dei corsi di laurea sanitaria, delle Facoltà di Medicina. I dati ottenuti sono stati elaborati.
Risultati. Il 94,5% ha aderito allo studio. Sono emersi dati interessanti relativi alle carenti conoscenze rispetto alla valutazione ed alla gestione farmacologica e non farmacologica del dolore, con particolare riferimento ai trattamenti a base di oppiacei. Limitate o assenti le esperienze di tirocinio e seminariali relative al dolore, durante il triennio formativo.
Conclusioni. Benché lo studio non sia rappresentativo, il problema relativo agli apprendimenti in merito alla gestione del dolore deve farci riflettere su come orientare la formazione dei nuovi laureati nelle discipline sanitarie, dove il dolore rappresenta il problema di salute più diffuso.

Parole chiaveconoscenze, dolore, educazione, studenti, trattamento

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Il dolore fetale

RIASSUNTO

Lo sviluppo crescente di tecniche chirurgiche correttive, attuabili sul feto durante la vita intrauterina, ha portato al quesito relativo alla possibilità da parte di quest’ultimo di esperire sensazioni dolorose.
Gli studi sulle tappe evolutive del sistema nervoso evidenziano che già alla 23a settimana di gestazione esistono condizioni anatomiche minimamente sufficienti a trasmettere sensazioni dolorose dalla periferia all’encefalo, tuttavia, affinché si possa parlare di dolore, è necessario che tale percezione sia analizzata e resa cosciente dalla corteccia cerebrale.
Lo stato attuale della ricerca non depone per un’attività corticale del feto, per cui le sensazioni percepite non risultano avere un corrispettivo sul piano cognitivo. Ciononostante, l’ipotesi sul dolore fetale ha aperto un ampio dibattito nel mondo scientifico.
I termini di questo confronto vertono su argomentazioni di natura neuroanatomica, neurofisiologica, neurobiologica ed elettrofisiologica.
Al momento non esistono evenienze sperimentali sufficienti a provare la tesi che il feto sia in grado di esperire coscientemente sensazioni dolorose, tuttavia il dibattito rimane aperto e l’evoluzione dinamica della ricerca propone argomentazioni sempre nuove sul tema in oggetto.

Parole chiave: coscienza, consapevolezza, dolore, feto, nocicezione, sviluppo corporeo

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La possibilità di rilevare il dolore in bambini di culture diverse: indagine pilota per un nuovo strumento

RIASSUNTO

La valutazione del dolore nel bambino rappresenta un difficile banco di prova per tutti i professionisti sanitari. Il bambino è infatti un assistito particolare, è una persona in continua evoluzione fisica, psichica, cognitiva e relazionale e ciò condiziona in maniera importante sia la scelta dei metodi e degli strumenti per la valutazione del dolore che le strategie per l’uso degli stessi. Vari sono gli strumenti che la letteratura propone senza dare uniformità e interculturalità. La comunicazione è fondamentale per la professione infermieristica se si vuole valutare o trattare il dolore soprattutto nei bambini. Nell’era della globalizzazione diventa impensabile non poter comunicare adeguatamente circa un parametro così importante. Lo studio pilota presentato cerca di dare una risposta a questa necessità, per poter valutare l’intensità del dolore in maniera efficace, in più lingue, per bambini di più di 3 anni di età, con uno strumento semplice, tascabile ma anche tecnologico.

Parole chiave: bambini, dolore, infermieristica transculturale, misurazione del dolore, scala del dolore

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Il massaggio terapeutico come trattamento coadiuvante per il “dolore totale” nel paziente oncologico in fase avanzata

RIASSUNTO

Un considerevole numero di pazienti oncologici affetti da dolore totale si affida, in aggiunta alla convenzionale terapia medica, a terapie complementari, nella speranza di ridurre lo stress, il dolore e la fatigue strettamente connessa ad essi. Attraverso questa rassegna della letteratura, condotta consultando le banche dati PubMed, Google Scholar, Scirus e le Linee Guida AIOM 2010, si è cercato di evidenziare quanto il massaggio possa contribuire alla riduzione del dolore totale e ad un miglioramento della qualità di vita.

Sono stati considerati gli articoli pubblicati negli ultimi 5 anni, relativi a campioni umani adulti di sesso maschile e femminile. Sono stati ritenuti appropriati 6 articoli, rispondenti a tutti i criteri di selezione. In tutti gli studi si è evidenziata una riduzione della sintomatologia che caratterizza il dolore totale, che perdurava dalle 16 alle 48 ore successive al trattamento. Ciò nonostante non si è ancora raggiunta un’evidenza scientifica, sono pochi gli studi condotti e i dati finora raccolti non sono clinicamente significativi. Il massaggio non può quindi ancora essere incorporato nella medicina convenzionale, tuttavia, la letteratura sembra dimostrare una notevole riduzione del dolore, un miglioramento dell’umore e una riduzione dell’ansia, con conseguente miglioramento della qualità di vita, seppure a breve termine.

Parole chiave: cancro, dolore, massaggio, terapia

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La valutazione del dolore in geriatria: l’anziano con deficit cognitivi

RIASSUNTO

La valutazione del dolore rappresenta un atto indispensabile della cura del paziente ancorché anziano e con deficit cognitivi. La presenza di declino cognitivo è un fattore predittivo di scarso controllo del dolore, soprattutto per la difficoltà di valutarne la presenza e per la diffusa convinzione che l’avanzamento dell’età determini una riduzione della sua percezione ed intensità. L’autovalutazione del dolore (self-report) risulta l’indicatore più attendibile ma la sua applicazione non è possibile nelle persone con declino cognitivo in stadio moderato e avanzato di malattia.
La capacità quindi di attenta osservazione e di ascolto di chi si prende cura di esse e l’utilizzo di strumenti adeguati per la valutazione del dolore risultano fondamentali per gli operatori che curano pazienti anziani affetti da demenza.

Parole chiave: anziano, deterioramento cognitivo, dolore

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Il dolore nel mondo animale: un’altra categoria di pazienti non verbalizzanti

RIASSUNTO

Gli animali, così come i pazienti umani non verbalizzanti, non sono in grado di esprimere a parole la presenza di dolore, ma, esattamente allo stesso modo degli uomini, sono in grado di provarlo e di subirne tutte le conseguenze: un dolore non controllato e prolungato ha infatti effetti sfavorevoli anche negli animali, potendone compromettere le capacità di guarigione e la qualità della vita. Il trattamento del dolore dovrebbe pertanto rappresentare una componente essenziale anche delle cure veterinarie, ma la difficoltà nell’individuare nell’animale la presenza di stati algici limita spesso l’applicazione di una appropriata terapia antalgica. La comunità scientifica si sta pertanto adoperando affinché tale limite possa essere superato: se si arrivasse a delineare delle linee guida diagnostiche e terapeutiche applicabili per il controllo del dolore animale, si farebbe un grande passo avanti nel garantire anche a questa classe di pazienti il diritto di non soffrire.

PAROLE CHIAVE: animali, CeSDA, diagnosi, dolore

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Il dolore aggiunto

RIASSUNTO

“Infermiere pietoso, malato piagoso”. È un vecchio detto ben noto a tutti gli operatori sanitari. È dietro a questa considerazione che giustifichiamo noi stessi quando provochiamo dolore al paziente, perché comunque “è solo per il suo bene”. Forse proprio per questo solo recentemente la professione infermieristica ha incominciato a domandarsi se il dolore provocato dalle pratiche assistenziali è così necessario ed inevitabile.
Nella pratica quotidiana gli operatori sanitari sono attenti a mettere in atto misure terapeutiche antalgiche sia di tipo farmacologico che non farmacologico, a misurare il dolore con appositi strumenti validati, a dare supporto emotivo alla persona sofferente ed ai familiari. Difficilmente, però, si riflette sul dolore provocato dai farmaci, dalle pratiche cliniche invasive, dalle pratiche assistenziali… ovvero su quel dolore che i sanitari infliggono al paziente.

Parole chiave: assistenza infermieristica, dolore, medicazioni, mobilizzazione, prelievi capillari, venipuntura.

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La valutazione del dolore in geriatria: l’anziano senza deficit cognitivi

RIASSUNTO

Il dolore, fenomeno complesso e soggettivo vissuto in modo unico da ogni individuo, nella persona anziana viene spesso sottostimato e di conseguenza sottotrattato.
Una delle ragioni del sottotrattamento deriva dalla mancanza di rilevazione per la difficoltà dell’anziano di riferire il proprio dolore e per la difficoltà degli operatori nell’utilizzare strumenti di valutazione adeguati alle abilità cognitive del paziente. Di conseguenza il dolore non trattato determina il peggioramento della qualità di vita dei pazienti e può causare: riduzione delle relazioni sociali, depressione, ansia, ipo/malnutrizione, disturbi del sonno, aumento della disabilità e maggiore ricorso ai servizi sanitari e sociali. Si evidenzia quindi l’esigenza di individuare strategie in grado di valutare il dolore come un’esperienza multi determinata nella quale interagiscono costantemente fattori fisiologici, psicologici e sociali. Comprendere e quantificare le variabili coinvolte rappresenta il primo passo fondamentale per identificare le modalità di intervento più opportune per ciascuna persona.

Parole chiave: anziano, dolore, strumenti di valutazione

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La valutazione del dolore: un parametro vitale necessario

Riassunto

Introduzione: Il dolore è uno dei maggiori problemi di salute. La sua prevalenza è elevata sia per le patologie benigne che oncologiche. Anche se la valutazione del dolore è una parte essenziale per il suo trattamento, gli infermieri italiani conoscono poco l’applicazione degli strumenti, validi e affidabili per misurare il dolore.
Metodi
: è stata realizzata una revisione della letteratura, usando Pub-Med e CINAHL e il metodo snowball per la ricerca degli articoli sugli strumenti per la valutazione del dolore acuto e cronico. Ne sono state valutate le caratteristiche generali.
Risultati: Sono state ottenute 22 scale relative e descritte di cui 12 per il dolore acuto e 10 per il dolore cronico. Alcune scale monodimensionali trovano applicazione nella valutazione del dolore acuto, in soggetti sia in grado che non in grado di descrivere il proprio dolore. Le scale multidimensionali sono utili per la valutazione del dolore cronico.
Conclusioni: Seppure la panoramica descritta è limitata, la conoscenza delle scale ed il suo utilizzo per la misurazione del dolore è una competenza necessaria agli infermieri per evitare di trattare inefficacemente i soggetti affetti da dolore acuto e cronico.

Parole chiave: comunicazione, dolore, scale, strumenti, valutazione

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Ruolo del nursing nella comunicazione verso l’anziano con disturbi dell’affettività

Riassunto

La dignità delle persone è strettamente legata alla possibilità di potersi esprimere ed essere ascoltate.
L’uomo può sopportare una grave avversità fisica o spirituale, ma ciò che non può reggere è l’assenza di significato. Il suicidio è oggi la nona causa di morte nel mondo e circa il 70% dei suicidi avvengono in soggetti depressi. Molti dati indicano una forte associazione tra suicidio e depressione nell’anziano. L’Infermiere rappresenta colui che trascorre il maggior tempo con il malato ed ha quindi la migliore possibilità di raccogliere eventuali segnali per cui attivarsi ed avviare il contesto adeguato. Nella considerazione che non esistano solo queste situazioni esasperate, ma anche tante condizioni a rischio di depressione, risulta prioritario riconoscere la depressione del vecchio quale malattia e non come la pressoché inevitabile conseguenza della senescenza o aspetto di essa.
Il ruolo del nursing verso il paziente anziano con disturbi dell’affettività si declina attraverso la curiosità di cercare in questi la persona che è ed il suo modo di guardare a sé ed alla propria vita e, nel comporre insieme una relazione di fiducia, costruire con lui un percorso rivolto al farlo stare o, almeno, sentire meglio.

Parole chiave: anziano, comunicazione, depressione, dolore

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L’influenza dei fattori psicosociali e culturali sulla rilevazione del dolore

Riassunto

La rilevazione precisa e puntuale del dolore non è soltanto un mezzo per verificare l’efficacia della terapia, ma è strumento indispensabile per consentire al paziente l’esternazione della sofferenza, comunicargli attenzione ed empatia e per valutare la qualità di vita e delle cure. Un’attenta ed efficace valutazione non può non tener conto di tutti i fattori sociali, culturali, religiosi e antropologici che influenzano sia gli operatori sanitari, che le persone assistite.

Parole chiave: antropologia, coping, dolore, gestione del dolore,
minoranze etniche

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