La paura degli oppioidi: un nuovo fantasma sul palcoscenico

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E’ stato recentemente pubblicato l’annuale rapporto dell’Agenzia Nazionale per il Farmaco (AIFA) circa l’impiego dei medicinali in Italia, che ha avuto – per la nostra area di interesse – un commento di contorno da parte del proprio direttore generale, che avrebbe dichiarato che gli oppiacei “possono creare problemi di dipendenza importanti”. Il rapporto è stato prontamente ripreso da La Stampa, (27 gennaio 2015) che apre l’articolo con “gli italiani sopportano sempre meno il dolore e sono sempre più dipendenti dai medicinali antidolorifici”.
Due sono le riflessioni che si impongono in apertura. Primo, una tale affermazione sul rischio tout court di dipendenza da oppiacei ha come evidente ricaduta il rinnovarsi, nella pubblica opinione, di un antico timore: gli oppiacei rendono “dipendenti” coloro che li assumono; la seconda riguarda la “sopportazione del dolore”, come se il dolore fosse parte inscindibile di una vita e, da qui, fatto normale che, appunto, debba essere “sopportato”.
Il rapporto AIFA ha evidenziato un aumento pari a circa il 10% nel consumo di oppiacei, in particolare tra gli anziani. Un dato così riportato non può non suscitare nel cittadino comune una certa impressione. Una prima considerazione: quale era il valore percentuale di partenza delle vendite di oppiacei in Italia? E’ ben noto che gli oppiacei hanno rappresentato la classe di molecole di gran lunga all’ultimo posto in Italia per la terapia del dolore (con i FANS abbondantemente sopra il 70%): gli oppiacei non superavano il punto percentuale. Da qui, un incremento del 10% resta del tutto marginale ed ancora molto al di sotto della media europea.
Dalle Autorità regolatorie ci si dovrebbe attendere, al contrario, analisi scientifiche e valutazioni cliniche fondate sugli aspetti fisiopatologici del dolore, oramai sempre più conosciuti e validati. Affermazioni così presentate non possono non creare – e ri-presentare – allarmismi e timori che si credevano scomparsi. Si corre il rischio reale di trovarsi nuovamente di fronte a una vera e propria “oppioidofobia”, non solo nella popolazione generale, ma anche nei Medici.
Sul timore di dipendenza da oppiacei tra gli anziani, il Professor Varrassi (Presidente della Fondazione Procacci) ha recentemente aggiunto: “la dipendenza da oppiacei ha una origine molto complessa … ed è molto difficile che si possa realizzare nelle persone anziane. I farmaci analgesici in generale (certamente gli oppiacei) sono consegnati al malato solo a seguito di una prescrizione medica. Se i caveat dell’AIFA fossero verità scolpite nella roccia, dovremmo ritenere che la classe medica italiana ha completamente dimenticato qualsiasi principio di farmacologia”.
“Il tema del trattamento del dolore negli anziani” – prosegue il Professor Varassi – “meriterebbe invece un approccio diverso, basato su una formazione specifica e qualificata di chi ogni giorno si trova a combattere questo problema sanitario che, grazie ai successi di un SSN che sta determinando un notevole prolungamento delle aspettative di vita, sta diventando molto diffuso. Il tema in discussione non può essere solo la quantità di oppiacei che si utilizzano, ma la qualità del trattamento del dolore erogato dal SSN. Se si concentra l’attenzione su questo aspetto, emergono ancora molte aree di necessario miglioramento. Molte Regioni non hanno ben definito la indispensabile rete assistenziale per i pazienti con dolore, nonostante le indicazioni della legge 38/2010 siano ormai vecchie di 5 anni. Alcune altre hanno una disponibilità di posti letto per cure palliative ben al di sotto degli standard ritenuti minimali in altre realtà assistenziali pubbliche dei Paesi con sistemi sanitari a prevalente caratterizzazione pubblica”.
In chiusura torniamo alla linea editoriale che caratterizza il nostro periodico. Le valutazioni farmacologiche, l’approccio clinico e la strategia terapeutica devono essere costruite su conoscenze fisiopatologiche controllate, confermate e validate nell’ambito di una valutazione epidemiologica corretta e consapevole delle problematiche che affliggono i nostri pazienti con dolore. Al di fuori di questa virtuosa linea rossa metodologica, ci sarà solamente confusione, allarmismo e – in fondo – paura.

Stefano Coaccioli
Direttore scientifico