Endometriosi e dolore pelvico cronico: la realtà virtuale come approccio complementare

In occasione della giornata internazionale dell’infermiere del 12 Maggio, a Lecco, si è svolta la 6a Edizione del convegno “Segni di rinnovamento scientifico e professionale: un nuovo futuro per l’infermieristica”. Durante l’evento, il Presidente Dott. Fabio Fedeli ha invitato diversi colleghi neolaureati a presentare nuovamente le loro tesi in un’ottica di relazione e aggiornamento professionale. La Dott.ssa Chiara Viganò, laurea in Infermieristica presso l’Università Milano-Bicocca, sede di Lecco, ha portato una relazione dal titolo: Endometriosi e dolore pelvico cronico: la Realtà Virtuale come approccio complementare. Chiara Viganò è infermiera presso l’Associazione Nostra Famiglia – IRCCS ‘E. Medea’, area Neurofisiatrica, unità di Cerebrolesioni acquisite, Bosisio Parini, Lecco.

Prima di tutto complimenti per il tuo intervento al convegno OPI Lecco dello scorso 16 maggio. L’endometriosi è una patologia complessa e spesso “invisibile”. Come è nata l’idea di approfondire l’associazione di una tecnologia d’avanguardia come la Realtà Virtuale (VR) alla gestione di un dolore così profondo e cronico?

Spesso si pensa che chi lavora in sanità sta sempre dall’altra parte cioè nel ruolo di chi cura e quasi mai in quello di chi vive la malattia. Nella realtà non è così soprattutto quando si parla di patologie croniche invisibili come l’endometriosi. Per me questo tema è molto personale perché vivo io stessa quella endometriosi ed è stata proprio la mia esperienza a interrogarmi su come poter trovare strumenti complementari come la realtà virtuale alla terapia farmacologica che aiutassero a gestire il sintomo che più impatta sulla quotidianità come il dolore pelvico cronico. È un dolore che non riguarda solo il corpo ma influisce anche sul benessere fisico, psicologico e sociale e condizionale giornate, le relazioni, il lavoro e si accompagna spesso anche alla paura delle possibili complicanze come l’infertilità. Da paziente e anche da professionista sanitario mi sono prefissata come scopo di ricercare in letteratura un metodo che elimini quasi completamente ovviamente, gli effetti collaterali proprio della terapia farmacologica a lungo termine. Per questo è nata l’idea dell’impiego della realtà virtuale come sistema complementare per alleviare il dolore pelvico cronico essendo la tecnologia così presente nella nostra quotidianità.

Per i non addetti ai lavori, l’idea di usare un visore VR per curare il dolore fisico può sembrare quasi magica. Tecnicamente, cosa succede alla mente e al corpo di una paziente quando indossa il visore? In che modo la realtà virtuale riesce a ‘ingannare’ o mitigare la percezione del dolore pelvico e cosa intendiamo davvero per complementare?

Il dolore pelvico cronico ha una natura multifattoriale ovvero non solo neuropatica e noci plastica sostenuto da fenomeni di sensibilizzazione periferica e centrale. Per questo motivo quando i pazienti indossano il visore e il cervello viene immerso in un ambiente multisensoriale che cattura l’attenzione noi riduciamo il focus sul dolore. In altre parole, la realtà virtuale che crea un ambiente immersivo tridimensionale fittizio non elimina il dolore alla fonte ma ne modifica la percezione. Diminuisce ansia, anticipazione negativa e tensione corporea, favorendo uno stato di maggiore rilassamento e sicurezza. Nel dolore pelvico questo è particolarmente utile perché può interrompere la via dolore, stress e contrazione del pavimento pelvico. Quando diciamo che è un approccio complementare intendiamo proprio questo, cioè che il trattamento non sostituisce terapie mediche farmacologiche o fisioterapiche ma si affianca ad esse intervenendo sulla componente emotiva del dolore migliorando la tollerabilità dell’esperienza e il benessere del paziente.

Essendo una infermiera giovane e neolaureata, hai lo sguardo rivolto al futuro della sanità. Quanto pensi sia fattibile, oggi, vedere la Realtà Virtuale integrata stabilmente nei protocolli dei nostri ospedali?

Nel mio background ho avuto un’esperienza nel mondo dell’interior design dove ho potuto sperimentare e utilizzare direttamente la realtà virtuale applicata alla progettazione degli spazi. È stato il mio primo contatto con questa tecnologia e mi ha colpito fin da subito il suo potenziale immersivo. Successivamente durante il percorso di laurea in infermieristica ho iniziato a chiedermi se quello stesso strumento potesse avere un’applicazione anche in ambito sanitario. Da lì è nata l’idea di portarlo nella mia tesi unendo due parti molto importanti del mio percorso. La progettazione e la cura. Grazie alle competenze acquisite nel mio precedente percorso di studio ho voluto provare a creare io stessa un ambiente tridimensionale immersivo per sperimentare concretamente la realtà virtuale su di me e valutare la fattibilità su come supporto nella gestione del dolore. Non sono necessarie tecnologie complesse o costose per creare un’esperienza immersiva efficace. Anche strumenti semplici possono favorire il rilassamento e la distrazione dal dolore e migliorare il benessere percepito. Questo apre la strada a possibilità molto interessanti ovvero rendere la realtà virtuale accessibile non solo in ospedale ma anche a domicilio. Pensiamo a strumenti che abbiamo già tutti a disposizione come uno smartphone, un semplice supporto che funga da visore e un paio di auricolari. Con risorse minime si può creare un’esperienza visiva e uditiva immersiva che potrebbe diventare un valido supporto complementare per la gestione del dolore nei pazienti.

Intervista a cura di Vincenzo Damico