Claudia De Luca ha pubblicato su Scienza in rete il 16 aprile 2026 un’interessante analisi che mette in luce quanto la produzione e distribuzione dei farmaci siano oggi vulnerabili a crisi internazionali, in particolare al conflitto in Medio Oriente e alle tensioni nello Stretto di Hormuz. L’autrice ci ricorda che per esempio un antibiotico noto, come l’amoxicillina, racchiude in realtà una filiera lunga, complessa e fortemente interconnessa con dinamiche energetiche e geopolitiche globali. Alla base della produzione farmaceutica vi è la sintesi dei principi attivi (API), processi che dipendono in modo strutturale dai combustibili fossili. Nel caso dell’amoxicillina, il composto chiave (6-APA) deriva da sostanze legate alla nafta, mentre solventi come metanolo, acetone o diclorometano — ottenuti dal gas naturale — sono essenziali nelle varie fasi produttive. Anche il confezionamento finale, come il blister in plastica, ha origine petrolchimica.
Ne emerge una dipendenza multilivello: non solo energetica, ma anche materiale e industriale, che rende l’intera filiera sensibile a shock nei mercati delle materie prime.
Una produzione globalizzata e sbilanciata
Il sistema farmaceutico globale è fortemente delocalizzato. L’India produce circa il 20% dei farmaci generici mondiali, ma importa il 74% dei suoi principi attivi dalla Cina. L’Europa, dal canto suo, dipende per circa l’80% degli API e il 40% dei medicinali finiti proprio da Cina e India. Questa dipendenza riguarda non solo farmaci comuni come paracetamolo, antibiotici o metformina, ma anche medicinali più complessi, inclusi oncologici e biologici.
Il nodo strategico dello Stretto di Hormuz
Tutte queste catene convergono in un punto critico: lo Stretto di Hormuz. Da qui transitano rotte fondamentali per il trasporto di materie prime, principi attivi e anche elio. Il conflitto nella regione mette quindi a rischio non solo l’energia, ma anche la sicurezza sanitaria globale. Nel breve periodo, la situazione appare sotto controllo grazie alle scorte (2-3 mesi), e non si registrano carenze sistemiche. Tuttavia, il problema si manifesta sul medio periodo: la riduzione drastica dei transiti marittimi (da 129 a 6 al giorno) e il calo della capacità cargo aerea fino al 18% evidenziano una pressione crescente sulla logistica globale. Le aziende stanno reagendo con deviazioni delle rotte e soluzioni alternative, ma con costi più elevati che rischiano di trasferirsi lungo tutta la filiera.
Le filiere più vulnerabili: freddo e alta tecnologia
Non tutte le filiere sono colpite allo stesso modo. Le più esposte sono: i farmaci generici asiatici, i biologici e le terapie avanzate occidentali, gli API che transitano nelle rotte mediorientali. Particolarmente fragili sono i farmaci che richiedono una catena del freddo, come molti oncologici e biologici: qualsiasi interruzione logistica può comprometterne la qualità.
Il ruolo dell’Europa e il caso italiano
L’Italia è tra i leader europei del settore, con una produzione farmaceutica in forte crescita (74 miliardi nel 2025) e un export di circa 69 miliardi. Anche l’Europa nel complesso registra un surplus commerciale crescente. Tuttavia, la dipendenza da Cina e India resta il punto critico: circa il 74% delle materie prime arriva da questi paesi. Una vulnerabilità già emersa durante la pandemia e la guerra in Ucraina. Per affrontarla, l’Unione Europea ha approvato il Critical Medicines Act, che punta a rilocalizzare la produzione di farmaci essenziali e API. Ma questa strategia comporta costi più elevati, con possibili ripercussioni sull’accesso ai farmaci, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito.
La crisi dell’elio: una vulnerabilità meno visibile
Accanto ai farmaci, emerge un’altra criticità: l’elio, indispensabile per le risonanze magnetiche e per la produzione di semiconduttori. Il Qatar, tra i principali produttori mondiali, ha sospeso la produzione dopo attacchi a infrastrutture energetiche. Poiché l’elio è un sottoprodotto del gas naturale liquefatto, la crisi energetica si riflette direttamente sulla sua disponibilità. Il problema è aggravato da limiti logistici: solo circa 2.000 container criogenici gestiscono il trasporto globale, e molti risultano attualmente bloccati. L’elio, inoltre, è una risorsa non rinnovabile e non recuperabile.
Le conseguenze potrebbero essere: aumento dei prezzi, priorità di utilizzo in ambito medico e militare, ritardi nella produzione di tecnologie sanitarie.
Una crisi che unisce logistica, energia e sanità
Secondo gli operatori del settore, la situazione attuale rappresenta uno “shock simultaneo” che colpisce logistica, energia e costi di produzione. Le prime carenze significative non sono attese nell’immediato, ma potrebbero emergere nei mesi estivi o successivi.
Una catena che resiste, ma fino a quando?
La pillola di amoxicillina diventa così il simbolo di una catena globale complessa e fragile, che finora ha retto grazie alle scorte e alla capacità di adattamento delle aziende. Tuttavia, conclude l’analisi, il sistema farmaceutico globale si trova oggi a fronteggiare una nuova sfida: dopo la pandemia, una crisi geopolitica che mette in discussione la resilienza stessa delle sue infrastrutture. Il punto non è se emergeranno criticità, ma quando e con quale intensità.
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