Il Therapeutic Touch come trattamento complementare e infermieristico nella gestione del dolore
Roberto Latina, Palermo
Ettore Di Biagio, Roma
I professionisti della salute che si occupano del “prendersi cura” veicolano la relazione di aiuto con gli altri attraverso uno strumento e un filtro che è il corpo.
I quattro diversi livelli di cui si compone il corpo dell’uomo, fisiologico, psicologico, sociale e spirituale, si intersecano tra di loro in relazione alle variabili associate alla storia personale di ognuno, che può a volte predominare sugli altri.
L’uomo è una entità corporea e psichica aperta alla relazione, pertanto deve continuamente salvaguardare, armonizzare e integrare tutti i suoi vari aspetti per tendere all’equilibrio (1). Inoltre, esso è mediatore dello spirito ed è attraverso l’azione corporea che quest’ultimo si esprime, favorendo nell’uomo la conoscenza del sé, degli altri e del mondo (2). La malattia, che tende a disarmonizzare l’equilibrio delle entità che compongono l’uomo, porta la persona a confrontarsi continuamente con i valori personali e sociali e dunque anche con le immagini ideali di corporeità rispetto alla propria cultura di appartenenza (3). Quindi la malattia può essere rappresentata come una vera e propria ″rottura biografica″ (4), dove la medicina tradizionale, occidentale, di fatto sembra non curarsi della dimensione psicosociale dell’esperienza di malattia (Illness versus Disease), con forti conseguenze in termini di adesione ai trattamenti, ma soprattutto per una effettiva presa in carico globale del paziente in un’ottica di care.
Come sostiene Ian McWhinney, la medicina mostra una sostanziale negazione della componente emotiva legata al ″corpo vissuto″ del paziente, ricorrendo a una oggettività che tiene a debita distanza la soggettività dello stesso (5). Inoltre il corpo e la corporeità (embodiment) sono concetti saldamente radicati nella pratica infermieristica, finalizzata a generare forme più olistiche e complesse di comprensione dei pazienti come soggetti e destinatari delle nostre cure (6).
Per cogliere quest’esperienza, che è l’esperienza di un corpo che parla di sé, oltre che le parole stesse, è necessaria una medicina che non si proponga di spiegare fatti, ma di comprendere il significato che si cela dietro di essi perché, come afferma Galimberti, ″…il fatto non è in grado di esprimere da sé il suo significato…” (7).
Comprendere l’esperienza di malattia è un processo che va al di là della semplice elaborazione di informazioni, a partire da un determinato quadro sintomatologico, che può risultare riduzionista rispetto all’uomo nella sua complessità (8).
Il gesto terapeutico e il contatto
La comunicazione attraverso il contatto è la forma più remota, ancestrale, vissuta e sperimentata da ciascuno sin dal grembo materno. Purtroppo da adulti questa competenza comunicativa e percettiva non sempre ci appartiene consapevolmente (9). Il linguaggio del corpo, il contatto e l’importanza del senso del tatto sono stati oggetto di numerosi studi: in letteratura si rintracciano pubblicazioni che mettono in relazione il tocco e la malattia, anche se molto spesso si riferiscono al massaggio come tecnica con finalità terapeutiche. Il toccare e il massaggiare rispondono all’85% delle cure infermieristiche che prevede il ricorso proprio al tocco (10), anche come parte integrante della stessa comunicazione (4). Una mano prudente e rispettosa, che sa toccare comunicando conferma all’altro che si sta prendendo cura e modula attraverso il tocco i diversi gradi di empatia in base del bisogno della persona.
Il toccare presuppone fiducia, che va costruita insieme, pazientemente, amorevolmente e che è il contrario della paura (9). L’infermiere quindi utilizza il tocco come parte della cura, stimolando così la sicurezza dell’assistito e limitandone il disagio e il dolore durante tutte le manovre invasive e non (10). Major e Heslin hanno condotto uno studio i cui risultati fanno notare che la persona che tocca viene considerata in possesso di uno status più elevato di sicurezza e cordialità, mentre la persona toccata è ritenuta meno provvista di questi elementi (11). Toccare è accogliere e ricevere intenzionalmente. Se esiste questa intenzionalità, qualunque contatto con il corpo del paziente, quale un’iniezione, le cure igieniche, una medicazione, una visita di valutazione, si trasformano in una occasione di riconoscere non un corpo, ma una soggettività di quel corpo (12). La sensazione di piacere dovuta al tocco è legata in larga misura alla produzione di endorfine, in quanto aumentano, come dimostrato dagli studi sull’agopuntura e sul massaggio. Ci dimentichiamo che il tatto non è solo basilare per la nostra specie, ma ne è la chiave″ (13).
Le cure complementari
Le Cure Complementari e Integrative o CIH sono un insieme di conoscenze, modelli teorici e pratiche, che hanno caratteristiche diverse da quelle del sistema sanitario dominante di una particolare società o cultura, in un determinato periodo storico.
Nel descrivere questi approcci, spesso si usano i termini «alternativo» e «complementare» in modo intercambiabile, ma i due termini si riferiscono a concetti diversi. Se un approccio non convenzionale viene utilizzato insieme alla medicina convenzionale, è considerato “complementare”. Se un approccio non convenzionale viene utilizzato al posto della medicina convenzionale, è considerato “alternativo” (14).
La salute riunisce in modo coordinato approcci convenzionali e complementari, e pone inoltre l’accento sugli interventi multimodali, ovvero due o più interventi quali approcci sanitari convenzionali (come farmaci, riabilitazione fisica, psicoterapia) e approcci sanitari complementari (come agopuntura, yoga e probiotici) in varie combinazioni, con l’obiettivo di trattare la persona nella sua totalità piuttosto che, ad esempio, un singolo apparato.
La salute integrativa mira a un’assistenza ben coordinata tra diversi operatori e istituzioni, unendo approcci convenzionali e complementari per prendersi cura della persona nella sua totalità (14). Negli Stati Uniti è cresciuto da tempo all’interno delle strutture sanitarie un interesse per l’uso di approcci integrativi alla salute e al benessere. I ricercatori hanno lavorato sui potenziali benefici della salute integrativa in una varietà di situazioni, tra cui la gestione del dolore per il personale militare e i veterani, il sollievo dei sintomi nei pazienti oncologici e nei sopravvissuti al cancro, e i programmi per promuovere comportamenti sani (15).
Le CIH si basano sul modello concettuale olistico (16), il quale trova nella teoria dei sistemi (17) e nella teoria del network i framework (struttura-intelaiatura) maggiormente utilizzati (18). Questi framework hanno la caratteristica fondamentale di concetto di unione, non separabilità, non frammentazione nella visione dell’essere umano e pongono le basi dell’infermieristica olistica in cui le CIH sono gli interventi e non solo (19).
Le cure infermieristiche complementari sono cure olistiche e naturali che possono essere utilmente affiancate alle cure convenzionali sia infermieristiche, sia mediche. Esse possono anche essere utilizzate da sole. In ogni caso non vanno proposte dagli infermieri come sostituzione agli interventi basati sull’evidenza in casi in cui la medicina allopatica rappresenta la soluzione più appropriata e accettabile per la salvaguardia della salute. Il potenziale di auto guarigione presente in ciascuno viene confermato e simulato alleandosi con la prodigiosa capacità della vita di ristabilirsi ed equilibrarsi da sola (20).
Per ovviare a tali fraintendimenti, l’OMS, all’interno del recente documento contenente la strategia decennale messa a punto in tema di Medicine Tradizionali “World Health Organization traditional medicine strategy 2014-2023”, tenta di creare un chiaro distinguo tra Traditional and Complementary Medicine. Nel mondo anglosassone la denominazione adottata è quella di Complementary and Alternative Medicine (CAM), coniata nel 1997 alla Conferenza dell’Office of Alternative Medicine, oggi National Center for Complementary and Integrative Health, o NCCIH.
In genere, in ambito infermieristico, ci si avvale di trattamenti complementari e non alternativi, in quanto integrati alla medicina convenzionale dove non c’è una implicazione di una carica così fortemente ideologica (14), nell’ottica di un confronto costante (20).
In Italia, come nel resto della Comunità Europea, la denominazione ufficiale è quella di Medicine Non Convenzionali (MNC), adottata dal Parlamento Europeo, dal Consiglio d’Europa e dalla “Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri” a partire dal 1997.
Il crescente successo delle MNC sembra sia dovuto a vari fattori, in particolare:
- una crisi della medicina tradizionale, che sembra non riuscire più a dare sempre risposte esaustive ad alcuni problemi di salute;
- una più diffusa conoscenza delle altre culture, soprattutto orientali, i cui concetti di malattia e di cura non sono sovrapponibili ai nostri;
- un riconoscimento del valore dell’approccio olistico, che interpreta la malattia come risultato di tanti e diversi fattori, non scomponibili tra essi;
- una considerazione complessiva di non nocività, in genere, di queste medicine;
- una maggiore informazione e consapevolezza sugli aspetti negativi che la medicina convenzionale può potenzialmente produrre;
- l’elevato costo dei premi assicurativi sulla salute nei Paesi che non hanno un servizio sanitario nazionale, come negli USA, ove molti cittadini preferiscono avvalersi dei trattamenti complementari, in quanto più economici, sebbene non sempre appropriati, e perché non hanno bisogno di una prescrizione medica (14).
Sebbene l’OMS oggettivamente tenga a precisare le differenti terapie oggi a disposizione per i nostri pazienti, essa stessa sostiene nei confronti della professione infermieristica che: ″…Gli infermieri di tutto il mondo sono divenuti sempre più consapevoli del fatto che ampi gruppi di popolazione in ogni Paese stanno usando approcci tradizionali e complementari per mantenere o recuperare la propria salute. In molti luoghi gli infermieri sono stati innovatori di questo movimento. Nei paesi industrializzati si stima che circa la metà della popolazione ricorra regolarmente ad approcci sanitari complementari. Alcuni di questi approcci possono far parte di un piano terapeutico con il paziente se sono appropriati e accettabili. Il tocco terapeutico, il massaggio e altri approcci complementari possono favorire l’assistenza infermieristica. Il personale infermieristico deve essere preparato a guidare i pazienti nella scelta tra i differenti approcci assistenziali complementari e quelli tradizionali. Gli infermieri condividono la responsabilità di essere aperti e consapevoli circa tutto ciò che attiene all’assistenza sanitaria in cui essi lavorano (21). Inoltre, la Federazione dei collegi IPASVI sostiene che nell’ambito dell’infermieristica sono considerati vari interventi che si avvalgono di saperi e abilità acquisiti e mantenuti attraverso un percorso formativo specifico che possono essere proposti in autonomia dall’infermiere (20).
Anche in Italia, come in tutto il mondo industrializzato, le Medicine Complementari stanno riscuotendo sempre maggior successo. Secondo un’indagine ISTAT in Italia il fenomeno, diversamente da quanto accade in altri Paesi industrializzati, è relativamente recente e molto più contenuto, ma continua a crescere e a diffondersi tra quote importanti di popolazione – dato ISTAT, 2007. Tuttavia l’applicazione delle terapie complementari è ancora scarsa nella realtà infermieristica italiana e ne trova davvero una limitata applicazione (22).
Il Therapeutic Touch
Il Therapeutic Touch, o tocco terapeutico, è una delle più recenti forme d’interazione terapeutica, che deriva da uno dei più antichi metodi esistenti: “la pratica dell`imposizione delle mani”. Questa tecnica, ripresa e sviluppata negli ultimi 30 anni è insegnata, impiegata e sperimentata negli Stati Uniti.
Introdotto nel 1971 della Prof.ssa Krieger nella New York University School of Education, Division of Nursing, la cui co-fondatrice fu Dora Kunz, oggi il TT viene insegnato, applicato e utilizzato da molti operatori del campo sanitario nel mondo intero (23). Il TT è fondato sugli insegnamenti di Martha Rogers, che considerano l’organismo umano come modello energetico complesso in cui l’interazione fra infermiere e paziente è uno scambio energetico.
Questo concetto dell’essere umano come sistema di energia, spiega che quando il flusso naturale si altera, la persona inizia a soffrire e ad ammalarsi (24).
Il TT si basa sul presupposto che il corpo fisico è circondato da un’aura, energia non visibile alla visione normale (almeno non a molti), e da un campo bioplasmico che è penetrato e tenuto in vita da un’energia universale chiamata prana (che significa forza vitale) che scorre attraverso il corpo. Secondo il modello del TT, ci sono quattro campi che costituiscono il campo energetico umano: 1) campo eterico 2) campo emozionale, 3) campo mentale, 4) campo dell’intuizione.
Con il TT valutiamo (scansione) il campo eterico. La tecnologia attuale non consente la misura del campo energetico umano, ma se correttamente formati e addestrati lo si può percepire attraverso l’imposizione delle mani, senza un tocco reale.
Ogni soggetto è in grado di sviluppare questa sensibilità attraverso un percorso di addestramento che ha alla base la capacità di concentrazione (centered) e il raggiungimento di uno stato mentale in cui il praticante acquieta la mente, annulla ogni distrazione esterna e concentra tutta la sua attenzione e intenzione ad aiutare il paziente (25).
La North American Nursing Diagnosis Association (NANDA) (2024-26) ha formulato una diagnosi infermieristica relativa ai disordini energetici: 00273 – Campo energetico squilibrato (Imbalanced Energy Field), e fa parte del: Dominio 4 – Attività/Riposo e Classe 3 – Bilancio energetico.
Applicazione della TT
Si ritiene che il potenziale di guarigione proprio di una persona può essere migliorato. Gli effetti più comunemente riportati immediatamente dopo il trattamento sono il relax e un profondo senso di benessere (26). È stato dimostrato che il TT è efficace per ridurre il dolore, ansia e stress (27), migliorare i tempi di guarigione delle ferite, trattare l’insonnia, l’ipertensione, è in grado di aumentare il livello di emoglobina e genera rilassamento (28). La pratica clinica inoltre suggerisce che il TT rappresenta una forma di assistenza complementare nei seguenti casi: infezioni delle vie aeree superiori, allergie, patologie muscoloscheletriche, benessere nei neonati (si vedano le controindicazioni), travaglio e parto (si vedano le controindicazioni), nausea, affaticamento, conforto nei morenti, ipotermia, sindrome premestruale, infezioni secondarie e opportunistiche nell’AIDS, herpes zoster, promozione del benessere emotivo e spirituale (29).
Controindicazioni all’uso
Nei seguenti casi è necessario procedere con cautela e limitare il trattamento a brevi periodi: neonati, anziani defedati, donne gravide, soggetti debilitati, traumi cranici, pazienti molto deperiti, psicosi, stato di shock. I due aspetti più importanti del terapeuta sono l’intenzionalità e l’abilità di concentrazione. Se egli non è in grado di concentrarsi e di rimanervi, oppure se non c’è l’intenzione di prestare aiuto, il TT si rivela inefficace ed egli stesso potrà sentirsi logorato e spossato (29).
TT e dolore: applicazioni
Le premesse del Therapeutic Touch non hanno mai negato il valore della medicina convenzionale (o allopatica), il TT non si propone come unica alternativa terapeutica. La peculiarità del TT è che si tratta di una integrazione di tipo olistico, che può aiutare a limitare un’eccessiva somministrazione di farmaci, e degli effetti collaterali degli stessi, a controllare il dolore e a rilassarsi in un modo molto naturale, attraverso l’interazione umana legata al tocco e all’uso delle mani (28, 30, 31)
Il TT si è dimostrato in parte efficace sia nel trattamento del dolore acuto sia in quello cronico, anche in popolazioni molto giovani (32, 33) sebbene ancora le evidenze scientifiche non ne giustificano in ogni caso la necessità di uso, ma certamente si può dire che non ha effetti collaterali.
Il programma di tocco terapeutico si è dimostrato significativamente efficace nel ritardare l’insorgenza della nausea rispetto al gruppo di controllo e al gruppo trattato con placebo (P < 0,001), nel ridurre la nausea acuta indotta dalla chemioterapia; si propone quindi la formazione e l’adozione di tale programma da parte del personale infermieristico clinico (34).
I risultati di alcune review, possono confermare che l’utilizzo del TT come intervento non-invasivo può migliorare lo status di salute dei pazienti con cancro e ridurre le complicazioni associate. Il TT è una delle tecniche che risulta potenzialmente efficace nel controllo del dolore ed evidenzia benefici soggettivi, quali il miglioramento dell’umore, del benessere fisico e delle relazioni interpersonali (35).
In un nuovo studio considerano il TT efficace nel ridurre i sintomi dei pazienti affetti da artrosi. Infatti, dai risultati si evince un reale sollievo dal dolore e dalla rigidità articolare, un miglioramento della funzionalità e della qualità di vita nei soggetti affetti da osteoartrite alle ginocchia. Gli esiti quindi suggeriscono che questa procedura evidenzia un reale sollievo dal dolore e ha un effetto prolungato sui riceventi, anche se non sembra influenzare il range di movimento e stabilità delle ginocchia, come indicato dalle scale valutative utilizzate nello studio di Smith et al., (2008) (36).
Ad oggi, l’efficacia della TT è stata dimostrata solo sul dolore procedurale pediatrico (37) e le prove scientifiche relative al suo uso nelle cure palliative e di fine vita rimangono limitate e incoerenti. Il livello di certezza molto basso delle prove scientifiche impedisce di trarre conclusioni definitive sulla loro efficacia. Sono necessari ulteriori studi ben progettati per chiarire il loro potenziale ruolo nelle cure palliative (38).
Conclusioni
Questa breve sintesi non ha l’obiettivo di convincervi sugli effetti terapeutici del TT sul dolore e su altri sintomi, ma ha lo scopo di diffondere una cultura professionale, all’interno della professione infermieristica, ancora troppo ancorata a un modello biomedico, certamente efficace, ma che lascia ancora poco respiro a un Nursing più autonomo e consapevole. Il percorso da realizzare in merito alla necessità di trovare evidenze su questo trattamento olistico certamente è lungo, ma solo investendo sulla ricerca che possiamo introdurre nella pratica quotidiana tale modello di trattamento.
L’integrazione tra la medicina allopatica e quella complementare può essere una delle soluzioni terapeutiche, ma solo se supportata da reali evidenze scientifiche, sebbene queste ultime non siano sempre chiare e specifiche nei confronti della complessità della natura umana, e della persona.
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