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Dolore cronico non oncologico e qualità di vita

Riassunto

Il dolore cronico non oncologico è il dolore che si manifesta in presenza di una malattia degenerativa e/o infiammatoria non guaribile. In questo caso il dolore si accentua con il progredire della patologia da cui è affetto il paziente, o persiste nonostante la guarigione dal processo patologico che lo ha determinato. Molti di questi malati, proprio a causa di un dolore persistente, vanno incontro a una progressiva riduzione della loro autonomia nelle attività della vita quotidiana e di relazione. Il dolore cronico non oncologico rappresenta un problema sanitario sottostimato in termini di salute pubblica. L’obiettivo di questa revisione è quello di identificare le cause del dolore e la sua incidenza sulla qualità di vita nei soggetti adulti. È stata realizzata una revisione della letteratura dal 2005 al 2015 utilizzando le emeroteche virtuali partendo dalle banche dati (PubMed, Cochrane Library, Ilisi). È stata effettuata una revisione narrativa degli articoli ottenuti. Sono stati esclusi articoli riguardanti fasce di età pediatriche e i pazienti oncologici. Sono stati selezionati 24 articoli. Questi studi, realizzati in diverse parti del mondo, riportano un tasso di prevalenza relativo al dolore cronico tra il 16-53%. Emerge una elevata eterogeneità di risultati relativi alle diagnosi e metodi.

Parole chiave: adulto, dolore, dolore cronico, infermieristica transculturale, prestazione di cure sanitarie, qualità di vita.
Ricevuto il 6 agosto 2019
Accettato dopo revisione il 12 settembre 2019

La valutazione del dolore negli anziani con deterioramento cognitivo mediante l’impiego della scala PAINAD: studio osservazionale in due case residenza

RIASSUNTO
Obiettivo: indagare i fattori che hanno influenzato la gestione del dolore nei pazienti geriatrici con deficit cognitivo valutati con scala PAINAD.
Materiali e metodi: studio osservazionale retrospettivo condotto nel biennio 2014-15 attraverso la documentazione sanitaria degli ospiti di due strutture residenziali della Regione Emilia Romagna, Italia.
Risultati: un campione di 25 ospiti è stato reclutato per un totale di 152 schede PAINAD compilate.
Conclusione: nonostante la provata efficacia della PAINAD la gestione del dolore è ben lungi dall’essere risolta. Lo studio sottolinea la centralità dell’infermiere nella gestione del dolore, la necessità di percorsi formativi interdisciplinari e ipotizza la necessità di una rivisitazione della legislazione ai fine della miglioramento della qualità dell’assistenza infermieristica.

PAROLE CHIAVE: dolore cronico, dolore acuto, gestione del dolore, scale di valutazione del dolore, assistenza infermieristica.

Ricevuto: 17 marzo 2016
Accettato dopo revisione: 2 aprile 2016
Pain Nursing Magazine 2016; 5: 22-28
DOI: 10.19190/PNM2016.1ao22

Soglia del dolore: i fattori che influenzano la percezione del dolore nel bambino

RIASSUNTO
Il dolore è il motivo più frequente per il quale le persone chiedono assistenza sanitaria. Durante questa revisione si è riscontrata in letteratura una mancanza di attenzione a trattare il dolore dei bambini. Molte sono le motivazioni, per esempio, ci sono credenze secondo le quali i bambini non provano dolore così intensamente come gli adulti, o che i bambini sono più resistenti al dolore. Questo articolo analizza i fattori che possono influenzare la percezione del dolore nel bambino. In letteratura vengono descritti diversi fattori come rilevanti sul determinismo della percezione di soglia del dolore: genere, età, mutazione del patrimonio genetico, variabili psicologiche, contesto socio-familiare, cultura ed etnicità.
Metodi: è stata condotta una revisione della letteratura utilizzando le banche dati di PubMed e Cinhal. La revisione ha studiato la letteratura prodotta e pubblicata tra il 2005 e il gennaio 2015. Sono stati ricercati articoli pertinenti su una popolazione pediatrica con età compresa tra 0 e 18 anni.
Risultati: dalle ricerche effettuate su entrambe le banche dati sono stati trovati 116 articoli (54 su PubMed e 69 su Cinhal) e sono stati selezionati 16 articoli. Inoltre, con la metodologia dello snow-balling, sono stati ottenuti 4 articoli, per un totale di 20 articoli. I fattori che determinano la percezione della soglia del dolore sono stati divisi nelle seguenti categorie: biologici, psicologici, sociali e culturali.
Conclusioni: sono diversi i fattori che influenzano la percezione del dolore nei bambini ed è necessario conoscerli e comprenderli per migliorare l’assistenza e personalizzarla. Necessitano altri studi in merito.
PAROLE CHIAVE: bambino, dolore acuto, dolore cronico, dolore pediatrico, famiglia, percezione del dolore, soglia del dolore,

Pain Nursing Magazine 2015;4: 73-84

RIcevuto: 7 aprile 2015
Ricevuta revisione: 16 maggio 2015
Accettato: 21 maggio 2015

Sindrome del dolore cronico e neuropatico nell’anziano: basi fisiopatologiche e prospettive di terapia razionale

RIASSUNTO
Il dolore è tra i motivi che più frequentemente inducono il paziente anziano a rivolgersi al medico. Il dolore persistente nell’anziano è frequentemente associato a disabilità, malattie croniche, fragilità, ed altri problemi dell’invecchiamento. La gestione del dolore nell’anziano è tuttora ardua per la difficoltà di diagnosi, la carenza di studi clinici specifici, l’insufficienza di terapie efficaci e sicure.
Tra le terapie emergenti spiccano quelle mirate al controllo delle cellule non neuronali, come i mastociti e la microglia, la cui disregolazione è responsabile di alterazioni nella captazione ed elaborazione dei segnali del dolore. Tra queste, la palmitoiletanolamide, con un elevato rapporto efficacia/rischio, potrebbe essere la terapia d’elezione per la popolazione anziana la cui prevalenza aumenterà notevolmente nel prossimo futuro.

Meditazione e dolore

RIASSUNTO
Negli ultimi 30 anni una ricerca considerevole ha esaminato gli effetti psicologici e fisiologici della meditazione e delle pratiche meditative, di cui se ne dispongono un’ampia varietà per le cure della salute. Esiste da secoli una forma di meditazione alquanto semplice ma piuttosto efficace che si chiama Mindfulness, che possiamo tradurre in italiano con il termine “consapevolezza”. Questa pratica si basa sulla consapevolezza del momento presente, dell’essere “qui ed ora”. Un modo semplice di prendere coscienza di sè e di quanto avviene non solo intorno a noi ma soprattutto dentro di noi. Molti studi ne hanno attestato la validità ma sono ancora molti gli scienziati che si dedicano alla scoperta di nuove applicazioni riguardo la “Mindfulness”. Il lavoro propone una rassegna degli studi più significativi.
Parole chiave: meditazione, mindfulness

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La meditazione come opportunità terapeutica nel dolore cronico: esperienza personale in una popolazione thailandese residente in Italia

RIASSUNTO
Introduzione. La meditazione può e dovrebbe essere considerata un ausilio importante nell’approccio non-farmacologico della terapia del dolore cronico.
Scopo dello studio. Mettere a confronto meditanti esperti con meditanti non-esperti in relazione a quanto la pratica meditativa riesce a controllare il dolore cronico (DC).
Materiali e metodi. Soggetti: 78 soggetti (35 uomini, 43 donne; età media 45.2±17.6 anni, range 10-72), ma sono stati coinvolti nello studio solo i soggetti con età superiore a 30 anni: 60 soggetti (27 uomini, 33 donne; età media 54.1±10.4 anni, range 31-72). Tra i soggetti studiati 28 (46.6%; 12 uomini, 16 donne; età media 53.2±8.6 anni, range 48-67) riferivano di avere dolore cronico, 16 dei quali hanno dichiarato di soffrire di lombalgia cronica e 12 hanno dichiarato di soffrire di osteoartrosi alle ginocchia. I soggetti con dolore cronico sono stati suddivisi in 2 gruppi: meditanti esperti (ME, con pratica di oltre 10 anni, in grado di praticare meditazione, in ogni singola seduta di pratica, per un periodo compreso fra 40 e 60 minuti); meditanti non esperti (MNE, con pratica inferiore a 3 anni, in grado di praticare meditazione, in ogni singola seduta di pratica, per non più di 20 minuti).
Risultati. Nei 28 soggetti con DC, la valutazione media del DC è risultata pari a 5.1±1.8. Dopo 5 giorni consecutivi di pratica, i ME riferivano una riduzione significativa (p<0.01) del dolore (VAS 3.0±0.5) rispetto alla valutazione basale, mentre i MNE riferivano solo una modesta riduzione del dolore (VAS 4.4±0.4) che non è risultata significativa. Non raggiungeva la significatività il confronto fra i 2 gruppi. Discussione. Il risultato ottenuto dal confronto tra i due gruppi di non è statisticamente significativo e ciò può essere dovuto al fatto che il numero dei soggetti osservati è modesto. Quindi più tempo si dedica alla meditazione e più significativi saranno i risultati ma alcuni miglioramenti si hanno già a partire dall’utilizzo di questa pratica sin dalle prime sedute. Parole chiave: dolore cronico, meditazione

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Il dolore cronico che si fa arte: l’esempio di Frida Kahlo

RIASSUNTO
I più grandi artisti hanno fatto delle loro opere un processo di vitale trasformazione. Molti sono i riferimenti letterari all’arte come compensazione di un angoscia mentale, ma meno si discute dell’arte come compensazione di un dolore fisico, seppur si sa che ad un dolore fisico cronico fa seguito quasi necessariamente un dolore mentale. Uno degli esempi più evidenti di artista che si è cimentata col proprio dolore traducendolo egregiamente in arte appare essere Frida Kahlo. Si passeranno in rassegna diversi studi che mostrano l’accostamento tra arte e dolore fisico.

Parole chiave: arte, dolore cronico, Frida Kahlo, malinconia.

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Considerazioni infermieristiche sulla gestione del dolore episodico intenso o Breakthrough Pain

RIASSUNTO

Il Breakthrough Pain, o dolore episodico intenso (DEI), è una esacerbazione transitoria del dolore. Essa impone agli infermieri competenze cliniche ed assistenziali per essere in grado di valutare e trattare autonomamente e in maniera collaborativa tale problema di salute. Nel panorama internazionale esistono carenze formative. La competenza clinica avanzata garantirebbe risultati migliori in termini di esiti assistenziali e orienterebbe il Nursing, anche in questo caso, ad una nuova visione professionale.

Parole chiave: competenza infermieristica avanzata, dolore cronico, dolore episodico intenso.

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La continuità assistenziale nel monitoraggio e controllo del dolore cronico oncologico: una esperienza di integrazione ospedale-territorio nell’Azienda USL di Ravenna

RIASSUNTO
Dal momento che nella nostra comunità non esisteva un protocollo di gestione del dolore cronico in atto, abbiamo deciso di istituire e attuare delle raccomandazioni-linee guida aziendali per migliorare la valutazione del dolore cronico in pazienti oncologici che utilizzano il monitoraggio sistematico, con la scala di valutazione numerica (NRS). I pazienti partecipanti allo studio sono stati individuati nell’ospedale e nel territorio. Evidenze della valutazione del dolore sono risultate nel 100% dei casi dei pazienti ospedalizzati e nell’80% dei casi in carico al Day Hospital.

Parole chiave: continuità assistenziale, dolore cronico oncologico, valutazione del dolore, monitoraggio del dolore

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Gestione algologica di una paziente fragile:case report

RIASSUNTO

I “pazienti fragili” sono tipicamente caratterizzati da comorbidità e politrattamenti che condizionano negativamente la qualità di vita e l’adesione alle terapie, inoltre aumentano il rischio di interazioni e di reazioni avverse, nonché dei costi socio-sanitari. Tale “fragilità” impone un rigoroso approccio personalizzato alla terapia antalgica, poiché deve tener conto delle potenziali interazioni farmacologiche e degli effetti collaterali dei farmaci assunti cronicamente e degli analgesici. Questo caso clinico evidenzia il raggiungimento della terapia antalgica ad personam attraverso la considerazione dei meccanismi patogenetici e la limitazione degli effetti indesiderati dei farmaci.

Parole chiave: dolore cronico; pazienti fragili

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Come spiegare ai pazienti il dolore cronico senza danno tessutale

La relazione tra infermiere e paziente con dolore cronico è spesso difficile. Uno dei motivi è che il dolore cronico non è semplice da spiegare in assenza di evidenti difetti anatomici o danni tessutali. Il paziente vuole conoscere la diagnosi, vuole sapere il perché del suo dolore e sentirsi dire che per il suo dolore …

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L’impatto sociale del dolore cronico

Una piattaforma internazionale di esperti discuterà la posizione del dolore cronico tra le malattie croniche. Il Simposio si svolgerà a Copenaghen dal 29 al 31 maggio Il terzo Simposio Europeo sull’Impatto Sociale del Dolore Cronico – Societal Impact of Pain (SIP 2012) si svolge durante il semestre di presidenza danese del Consiglio d’Europa. Più di …

Un’alleanza europea a sostegno di 100 milioni di pazienti con dolore cronico

Un passo importante per il riconoscimento del dolore cronico come una reale sfida, non solo per i pazienti e i medici, ma anche per le Istituzioni, i politici e i decision-maker di tutta Europa  Per sollecitare interesse e creare consapevolezza sul problema del dolore cronico è nata la Pain Alliance Europe (PAE), presentata ufficialmente a …

L’impatto sociale del dolore cronico

L’iniziativa “Road Map Monitor 2011” Nel maggio 2011 nasceva l’iniziativa “Road Map for Action”, il risultato più importante della campagna SIP – “Societal Impact of Pain”, una campagna di sensibilizzazione sull’impatto sociale del dolore cronico promossa nel 2010 dalla Federazione Europea delle Associazioni per lo Studio del Dolore (European Federation of IASP® Chapters – EFIC®), …

Approccio al paziente con dolore cronico

L’International Association for the Study of Pain descrive il dolore come un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata ad un danno reale o potenziale del tessuto.
Tale definizione, supportata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, evidenzia come il dolore non debba essere inteso solo come sintomo di una lesione corporea ma, soprattutto, come un’esperienza somato-psichica.
La percezione dell’intensità del dolore non è proporzionale all’estensione del danno tessutale ma dipende da una interazione tra fattori fisici, psicologici, culturali e spirituali. Un’adeguata valutazione e misurazione del dolore è il primo passo per ottenere una strategia per il controllo del dolore. Essa ha lo scopo di identificarne la causa, la tipologia e la sede, l’intensità e la durata, i fattori scatenanti e quelli che alleviano il sintomo, il grado di interferenza con la qualità di vita del paziente: il lavoro, la vita sociale, le emozioni, il sonno, l’appetito, il tono dell’umore e l’attività sessuale. Per ottenere un’anamnesi accurata è fondamentale instaurare una buona comunicazione in un triangolo di figure costituite dal medico, dal personale infermieristico e dal paziente ed utilizzare strumenti di valutazione del dolore più oggettivi e precisi, avvalendosi di scale di riferimento e questionari che devono essere, necessariamente semplici, non contraddittori e facilmente riproducibili in modo da garantirne l’uso più volte al giorno.

LE SCALE DI VALUTAZIONE

Esistono diverse scale in grado di misurare globalmente l’intensità del dolore o il suo sollievo: la scala descrittiva semplice (SDS), la più utilizzata, che prevede quattro o cinque categorie (assente, lieve, moderato, intenso, molto intenso); la scala numerica (NS), che permette al malato di dare un numero al dolore, da 0, pari a “nessun dolore”, a 10 (o 100), “massimo dolore immaginabile”; la scala analogica visiva (VAS), che si presenta graficamente come una linea orizzontale da 100 mm orientata da sinistra verso destra, in base alla quale l’intensità viene indicata da 0 a 10 (o da 0 a 100), in cui le due estremità della linea sono definite da “nessun dolore” e dal “massimo dolore immaginabile”. Il McGill Pain Questionnaire è invece un questionario capace di classificare il dolore sulla base di 3 fattori: sensoriale, emotivo e valutativo.
Un ruolo prominente è rivestito dalla sfera psicologica che accompagna il dolore, in particolare la paura e l’angoscia nel dolore acuto; le limitazioni fisiche, l’anoressia, l’alterazione del ciclo sonno-veglia e la depressione nelle forme croniche. Il disturbo depressivo, nello specifico, è stato analizzato in differenti studi che riportano un tasso di prevalenza nei pazienti con dolore cronico intorno al 52%, e nei pazienti con disturbi depressivi intorno al 65% (1).
In studi condotti in ambienti ospedalieri circa il 69% dei pazienti con disturbi depressivi presenta dolore medio-moderato, mentre solo il 38,6% dei pazienti senza disturbi depressivi presenta tale sintomatologia algica (2). I pazienti con multipli sintomi algici hanno una probabilità da 2 a 5 volte superiore di sviluppare disturbi depressivi (3). L’associazione tra dolore e disturbi depressivi diviene più forte quando aumenta la gravità di entrambe le condizioni.
Le strette relazioni tra dolore cronico e depressione sono giustificate dal coinvolgimento delle stesse aree cerebrali. Diversi studi con la RM funzionale hanno confermato il ruolo centrale dell’insula nella processazione del dolore, nonché il suo ruolo nell’elaborazione degli aspetti sensoriali e discriminativi del dolore e nell’integrazione delle componenti sensitive e cognitive della percezione algica (4,5).
Una recente revisione della letteratura ha inoltre evidenziato che un’attivazione significativa della corteccia prefrontale viene frequentemente osservata in associazione a condizioni di dolore cronico (6).
Honda et al. nel loro studio evidenziano come la corteccia cingolata anteriore, collegata a strutture cerebrali che influenzano la valenza emozionale del pensiero, le risposte autonomiche e viscerali e la regolazione del tono dell’umore, sia alterata nella depressione e presenti un flusso ematico ridotto nei pazienti con dolore cronico (7).

Studi di neuroimaging hanno evidenziato un incremento del flusso ematico nell’amigdala, area coinvolta nei sistemi di comparazione degli stimoli ricevuti con le esperienze passate, nei sistemi della memoria emozionale, nei pazienti con disturbi depressivi (8) ed un’attivazione della stessa in risposta a differenti stimoli algici (9,10), contribuendo proprio alle componenti affettive del dolore.
Altra struttura limbica associata alla motivazione, al controllo delle emozioni ed alla memoria che gioca un importante ruolo nel controllo delle risposte allo stress, è l’ippocampo il quale presenta un volume ridotto negli adulti affetti da disturbi depressivi (11,12) e risulta attivato, in volontari sani, in risposta a stimoli algici (13).
A giustificare la comorbidità tra dolore cronico e depressione e le analogie nel coinvolgimento delle stesse strutture anatomiche, ci sono: la sofferenza quotidiana che perdura da mesi, il sottoporsi a svariati test clinici e diagnostici, esami di approfondimento, fisioterapie, interventi chirurgici e terapie alternative, tutti fattori causa di frustrazione fisica e psicologica oltre che a volte senso di sfiducia negli specialisti (14).
Inoltre, i pazienti sofferenti vanno incontro a modificazioni del proprio stile di vita: interruzione o riduzione dell’attività lavorativa, impossibilità a gestire casa e famiglia, abbandono di attività sportive e hobby e difficoltà nelle relazioni sociali; questi aspetti, oltre alla sofferenza, devono pertanto essere compresi dal personale sanitario.
Prioritario è l’aspetto legato all’emotività. Le emozioni sono valutazioni dinamiche che il soggetto compie verso il mondo circostante, decretando la positività e la negatività degli eventi. Spesso sono esplicitate attraverso le parole, altre volte attraverso una comunicazione non verbale.
Per quanto riguarda l’aspetto cognitivo-comportamentale del paziente con dolore cronico, si registra una diminuzione di rinforzi positivi che, associati alle limitazioni fisiche e ai disturbi legati ad una riduzione del tono dell’ umore, alimentano il circolo vizioso tra dolore, riduzione dei rinforzi positivi e depressione. Depressione che spesso è anche responsabile del fallimento delle terapie antalgiche, per mancata compliance del paziente.
Pertanto si consiglia una valutazione globale del dolore nei suoi aspetti affettivo-cognitivo-comportamentali, senza tralasciare la sua componente nocicettiva, che necessita indubbiamente di un trattamento adeguato.

Concludendo, nell’approccio al paziente con dolore è necessario:
affidarsi all’autovalutazione del malato;
considerare l’incidenza del dolore sulla qualità di vita del paziente;
osservare e riconoscere la tipologia del dolore;
dare rilievo all’unità psicobiologica del paziente e quindi adottare interventi multidisciplinari volti ad alleviare la sofferenza;
riconoscere e trattare tempestivamente l’eventuale presenza di depressione.

Bibliografia

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14. Molinari E, Castelnuovo G. Psicologia clinica del dolore. Springer-Verlag Italia,2010.