Potenziare il Nursing per una sanità sempre più efficiente

L’importanza del Nursing – nella sua figura dell’Infermiere Professionale Italiano – è stata più volte sottolineata negli editoriali di PNM, anche e soprattutto alla luce di un modello di assistenza sanitaria ospedaliera in costante evoluzione. Il moderno Nursing richiede oggi una preparazione post-diploma a livello universitario, una eccellente organizzazione nella struttura ospedaliera, una grande aderenza a protocolli standardizzati di assistenza e di cura, una particolare attenzione alla popolazione in degenza ordinaria in rapido cambiamento – vedi l’aumento dell’età media dei pazienti, la complessità dei singoli casi clinici, il “ritorno” di patologie infettive considerate desuete, il sempre maggiore ricorso a tecnologie avanzate di diagnosi e cura.

La domanda cruciale che si pone alla nostra attenzione, dunque, è se il sistema nazionale del Nursing italiano attuale, nel suo complesso, sia in grado di fornire risposte adeguate ed altrettanto proporzionati riscontri attuativi.

Il primo punto d’interesse è fornito da una sempre maggiore richiesta di personale infermieristico laureato. A fronte di una domanda in costante crescita, le disposizioni del Governo centrale (spending review) e delle singole Regioni (piani di rientro e di contenimento della spesa) pongono un freno significativo all’incremento del numero degli Infermieri reclutati, sia per concorso sia per avviso temporaneo. Ciò si traduce in una sperequazione fra il fabbisogno e la richiesta, con ovvie conseguenze in termini di carico di lavoro, di rapporto pazienti/infermieri, di capacità di realizzare setting assistenziali moderni, efficaci ed efficienti.

Il secondo punto è rappresentato dalla distribuzione delle forze: in altri termini, dall’organizzazione interna di una singola Azienda Ospedaliera/Universitaria e, al loro interno, di ogni specifica struttura assistenziale, dalle quali conseguono un’ottimale utilizzazione delle risorse umane. Su questo piano si rilevano ancora marcate differenze non solo fra singole Regioni, ma anche all’interno di uno specifico territorio, con le conseguenze ricordate poco sopra.

Il terzo punto è dato dalla capacità e dalla volontà di organizzare e di integrare l’assistenza intramuraria con quella territoriale. A prescindere dalla ricordata necessità di personale infermieristico, in termini puramente numerici, molto si gioca sulla possibilità di una reale integrazione ospedale-territorio anche e soprattutto sul piano infermieristico (vedi l’assistenza domiciliare), a maggior ragione alla luce di quei cambiamenti demografici nella popolazione a cui si accennava in apertura.

Se si vuole che l’Italia mantenga, e migliori, la propria posizione di leader nell’assistenza sanitaria pubblica – come le maggiori indagini hanno confermato nel corso degli ultimi anni – deve essere compiuto ogni sforzo possibile per rendere il Nursing italiano sempre più efficace, perché è proprio l’assistenza infermieristica uno dei punti centrali che rendono, con una sanità efficiente, un Paese moderno ed eticamente avanzato.

Questo Editoriale non può ritenersi concluso senza segnalare, purtroppo, due note particolarmente dolorose e tristi. E’ venuto a mancare il Professor Antonio Gatti, stimatissimo e prestigioso Collega Terapista del Dolore dell’Università di Tor Vergata in Roma, nonché componente il Comitato Scientifico di PNM e carissimo Amico di tutti noi. La Dottoressa Manuela Rebellato, del Policlinico Molinette in Torino e Componente il Comitato Editoriale Nursing di PNM, ha subito un tragico lutto nella perdita dell’amatissima nipotina Cristiana. Tutta la Redazione di PNM si stringe intorno alla Famiglia Gatti e a Manuela con un forte abbraccio, nella affettuosa condivisione del loro dolore.

Stefano Coaccioli
Editor in chief

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Considerazioni infermieristiche sulla gestione del dolore episodico intenso o Breakthrough Pain

RIASSUNTO

Il Breakthrough Pain, o dolore episodico intenso (DEI), è una esacerbazione transitoria del dolore. Essa impone agli infermieri competenze cliniche ed assistenziali per essere in grado di valutare e trattare autonomamente e in maniera collaborativa tale problema di salute. Nel panorama internazionale esistono carenze formative. La competenza clinica avanzata garantirebbe risultati migliori in termini di esiti assistenziali e orienterebbe il Nursing, anche in questo caso, ad una nuova visione professionale.

Parole chiave: competenza infermieristica avanzata, dolore cronico, dolore episodico intenso.

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Il dolore pediatrico

RIASSUNTO
Il dolore rappresenta un’esperienza fortemente traumatica in tutte le età, in particolare nell’infanzia, dove può assumere il significato di una profonda lacerazione che può interferire con lo sviluppo psico-sociale del bambino. L’ospedalizzazione e il dolore, in un contesto di buona prassi e di condivisione, assumono il significato di importanti esperienze formative che consentono di sperimentare l’accudimento, l’empatia e la fiducia nei confronti degli operatori sanitari e delle Istituzioni. Il dolore inutile va sempre evitato, risparmiato e debellato a salvaguardia della dignità umana e della qualità di vita, specialmente dei più piccoli.
Parole chiave: dolore pediatrico, linee guida dolore pediatrico.

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Ecografia infermieristica: lo stato dell’arte

RIASSUNTO

In questi ultimi decenni l’ecografia è divenuta un mezzo di diagnosi e terapia multidisciplinare, impiegato non solamente da radiologi, ma da operatori diversi accomunati da esigenze di approccio rapido e non invasivo al paziente. Non è quindi fuori luogo parlare di ecografia infermieristica nel momento in cui l’infermiere si trova nella necessità di effettuare procedure assistenziali, ed impiega l’ecografo per diminuire le difficoltà, la morbilità ed il dolore in alcune manovre. L’impiego dell’ecografia infermieristica non vuole sostituire altre figure professionali; infatti non si tratta di ecografia diagnostica, bensì di ecografia interventistica. Tratteremo le potenzialità operative dell’ecografia in settori infermieristici quali la stima del riempimento vescicale, ausilio nel posizionamento del sondino naso gastrico e l’uso dell’ecografia toracica in sede di triage di pronto soccorso.

Parole chiave: cateterismo vescicale, ecografia infermieristica, ecografia toracica, sondino naso gastrico, triage.

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Cateteri Centrali ad Inserzione Periferica (PICC): vecchio fascino, nuove tecniche, un dibattito sempre attuale

RIASSUNTO

I Cateteri Centrali ad Inserzione Periferica (PICC) sono cateteri venosi inseriti in una vena del braccio, come un catetere venoso periferico, la cui punta è in seguito avanzata sino a raggiungere la vena cava superiore. In questa maniera, è possibile infondere in seguito soluzioni iperosmolari o vescicanti (come i farmaci chemioterapici o le soluzioni per nutrizione parenterale) per medi o lunghi periodi. Il loro posizionamento è effettuato da infermieri adeguatamente formati ed oggi si avvale di diversi ausili tecnici come la guida ecografica per la puntura o il posizionamento della punta ECG-guidato. Nondimeno, il loro utilizzo richiede competenze specifiche ed una buona coordinazione tra professionisti, per poter gestire correttamente le peculiarità e le complicanze che possono essere correlate a questi sistemi.

Parole chiave: Cateteri centrali ad inserzione periferica, PICC

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Pseudo-infarto e dolore toracico: mimesi del carcinoma squamocellulare

RIASSUNTO

L’elevazione del tratto ST all’ECG ha innumerevoli cause sebbene tre risultino essere le principali: infarto del miocardio acuto, pericardite ed angina di Prinzmetal. Occasionalmente è possibile evidenziare questa elevazione ST in pazienti neoplastici a seguito di un’invasione o metastatizzazione del tessuto miocardico. Il caso descritto evidenzia l’importanza di una tempestiva diagnosi differenziale nel caso di una sintomatologia algica toracica con la presenza di una contemporanea elevazione del tratto ST all’ECG.

Parole chiave: carcinoma polmonare squamo-cellulare, dolore toracico, invasione neoplastica miocardica, pseudo-infarto.

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Dolore e piacere: pura antitesi?

C’è spazio nel dolore per il piacere e c’è desiderio di piacere in chi soffre di dolore cronico? Questo è un primo quesito, piuttosto ambivalente, come si può pensare di trovare spazio di manovra e di pensiero su questi temi stando fuori da franchi disturbi comportamentali affettivi che non prevedano comportamenti patologici sado-masochistici? O, peggio, come si può pensare a un tema così delicato e fragile senza apparire demagogici o peggio superficiali, od essere al più tacciati di stupidità solo perché si pensa di uscire dagli schematismi: paziente-dolore-medico-altri professionisti-terapia.

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