Formazione e competenze: preparare i professionisti alla complessità del dolore

Il 49° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore propone un seminario dedicato agli infermieri
Aci Castello, 3 ottobre 2026

Se la medicina del dolore diventa sempre più multidisciplinare, anche la formazione dei professionisti deve confrontarsi con una crescente complessità. Non si tratta soltanto di aggiornare le conoscenze sulle nuove terapie o sulle acquisizioni della ricerca, ma di sviluppare competenze che consentano di valutare il paziente, interpretare il dolore nel suo contesto, scegliere gli interventi appropriati e lavorare efficacemente all’interno di un’équipe.

Il tema attraversa il programma del 49° Congresso nazionale AISD e trova una particolare espressione nel workshop dedicato a “L’infermiere nella gestione del dolore: dalla valutazione all’intervento”, in programma sabato 3 ottobre. La scelta di dedicare uno spazio formativo specifico alla professione infermieristica è significativa perché parte da una delle attività centrali della gestione del dolore: la sua valutazione.

Il workshop è costruito proprio lungo questo percorso. Dopo un’introduzione all’infermieristica del dolore e un approfondimento del contesto normativo, il programma affronta la valutazione del dolore come “strumento chiave”, considerando anche le barriere culturali che possono condizionarla. Segue una sessione dedicata alla gestione del dolore, con attenzione a ciò che è necessario conoscere sui trattamenti e sulle loro motivazioni.

La parte più caratterizzante è però quella dedicata alla didattica interattiva. I partecipanti sono chiamati a confrontarsi con casi clinici attraverso il role playing: dal caso pediatrico al dolore post-operatorio, dalla persona anziana fragile o con demenza alla situazione di urgenza, fino al dolore persistente nel quale il sintomo diventa una condizione di lunga durata. Il workshop si conclude con una tavola rotonda e una discussione.

È una modalità formativa che porta l’apprendimento vicino alla pratica. Il caso clinico non viene utilizzato soltanto per verificare nozioni, ma per mettere in relazione valutazione, interpretazione e intervento. In una disciplina come la medicina del dolore, nella quale la comunicazione con il paziente e la capacità di cogliere caratteristiche diverse del sintomo sono parte del processo assistenziale, la formazione pratica assume un valore particolare.

Il ruolo dell’infermiere merita sicuramente una particolare attenzione. Il workshop non presenta infatti l’infermieristica come una competenza separata dal percorso multidisciplinare, ma la colloca all’interno della gestione del dolore, dalla valutazione all’intervento. Anche l’accreditamento, che comprende oltre agli infermieri e agli infermieri pediatrici altre professioni sanitarie, riflette una dimensione formativa aperta al confronto tra competenze differenti. Il workshop prevede 4 crediti formativi.

Il tema della formazione diventa così strettamente collegato a quello della qualità della presa in carico. Un modello multidisciplinare richiede infatti professionisti che conoscano non soltanto il proprio ambito, ma sappiano riconoscere la complessità del paziente, dialogare con gli altri componenti dell’équipe e contribuire alla costruzione di un percorso condiviso.

«Per rispondere efficacemente alla complessità della medicina del dolore, i professionisti sanitari necessitano oggi di competenze che vanno ben oltre la semplice nozione teorica. Conoscere come agisce un trattamento farmacologico o non farmacologico, i suoi tempi di azione, le possibili interazioni e gli effetti collaterali consente al professionista non solo di monitorare l’efficacia del trattamento e cogliere tempestivamente eventuali segnali di allarme o complicanze, ma anche di educare correttamente il paziente» – sottolinea Roberto Latina, Università degli Studi di Palermo.

Secondo Marina Torresan, infermiera esperta con consolidata esperienza nel Centro di terapia del dolore della Città della Salute di Torino, «sebbene la prescrizione farmacologica sia di pertinenza medica, la somministrazione e il monitoraggio continuo spettano all’infermiere, che deve quindi conoscere a fondo la farmacodinamica per riconoscere tempi di azione, efficacia e precoci segnali di complicanze.» A questo – aggiunge Simone Macchi, ASST-Valle Olona Presidio Ospedaliero di Busto Arsizio – «si deve affiancare una spiccata accuratezza nell’uso delle scale di valutazione e solide competenze relazionali, indispensabili per ascoltare il paziente e decodificare un sintomo strettamente soggettivo.

«In questo scenario, la formazione pratica gioca un ruolo fondamentale per costruire un’équipe realmente multidisciplinare – rimarca Vincenzo Damico, Tutor didattico Università di Milano-Bicocca – Attraverso strumenti come la simulazione, l’analisi dei casi e il role playing, i diversi professionisti abbattono le barriere tra i propri ruoli, imparando a condividere lo stesso linguaggio clinico. Piuttosto che limitarsi ad aggiornare la teoria, la didattica interattiva permette di allenarsi sul campo in un ambiente protetto, traducendo le linee guida scientifiche in azioni assistenziali concrete e coordinate per la tutela del paziente.»

Il 49° Congresso AISD dedica quindi alla formazione uno spazio che va oltre il tradizionale aggiornamento scientifico. Attraverso il confronto tra professioni, la discussione dei casi e l’apprendimento di strumenti applicabili alla pratica, la formazione diventa parte del processo con cui la medicina del dolore costruisce le proprie competenze. E il workshop dedicato all’infermiere rappresenta, in questo senso, un’occasione per riflettere su una componente essenziale della presa in carico: la capacità di riconoscere, valutare e gestire il dolore lungo tutto il percorso assistenziale.

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