Post-pandemia: pazienti soddisfatti, operatori no. Il divario che il sistema non può ignorare

A distanza di anni dalla fase acuta del COVID-19, la percezione della qualità delle cure nei servizi ambulatoriali italiani mostra un recupero solo parziale — e soprattutto disomogeneo. Uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health offre un dato tanto chiaro quanto critico: la fiducia dei pazienti è tornata, quella degli operatori sanitari no.

Cosa emerge dallo studio

Confrontando i dati raccolti nel 2025 con quelli del 2021, gli autori documentano:

  • un significativo aumento della soddisfazione degli utenti, soprattutto per qualità dell’assistenza e organizzazione
  • una sostanziale stabilità (o stagnazione) della soddisfazione degli operatori
  • un gap marcato tra le due prospettive, particolarmente evidente sugli aspetti organizzativi.
    In altre parole, mentre i pazienti percepiscono un sistema in ripresa, chi ci lavora continua a evidenziarne le criticità strutturali.

Una ripresa solo “in superficie”

Il miglioramento registrato tra gli utenti appare legato soprattutto al ritorno alla normalità dei servizi dopo le restrizioni pandemiche. Tuttavia, questo dato rischia di essere fuorviante. Sia pazienti sia operatori continuano infatti a segnalare:

  • carenze di personale
  • criticità nelle risorse
  • bisogno crescente di supporto amministrativo e organizzativo

Particolarmente significativo è l’aumento della richiesta di figure non cliniche (gestionali, amministrative, sicurezza), segnale di una sofferenza sistemica che va oltre la dimensione strettamente assistenziale.

Il nodo irrisolto: il lavoro sanitario

Il dato più rilevante per la governance è la mancata ripresa del benessere degli operatori. Nonostante la fine dell’emergenza: il clima organizzativo resta critico, il carico di lavoro percepito non si riduce, gli effetti del burnout pandemico appaiono persistenti. Il rischio è evidente: un sistema che funziona “per i pazienti” ma non “per chi ci lavora” difficilmente è sostenibile nel tempo.

Implicazioni

Lo studio suggerisce che la vera sfida post-pandemica non è il ripristino dei volumi di attività, ma la tenuta organizzativa e professionale del sistema.

Le priorità emergenti sono:

  • rafforzamento del supporto organizzativo e amministrativo
  • investimenti sul benessere degli operatori
  • sviluppo di modelli realmente multidisciplinari

In sintesi

La pandemia ha lasciato un’eredità asimmetrica:
la relazione con i pazienti si è ricomposta più rapidamente di quella tra operatori e sistema. Colmare questo divario non è solo una questione di qualità del lavoro, ma una condizione necessaria per garantire qualità e sostenibilità dell’assistenza nel medio-lungo periodo.

Testo completo disponibile qui 

Cantone E, Kalcev G, Tusconi M, Perra A, Finco G, Madeddu C, Atzori L, Cotti E, Bert F, Preti A, La Torre G, Carzedda M, Marra O, Muscas FT, Forte V, Lorrai S, La Cascia C, Dano LL, Eskin M, Charfi F, Atzeni M, Tramontano E, Cossu G and Carta MG (2026) Perceptions of care quality and human rights in Italian outpatient facilities during and after the pandemic. Front. Public Health 14:1718407. doi: 10.3389/fpubh.2026.1718407