Conoscenze di base per la valutazione e gestione del dolore. Indagine sugli studenti italiani dei corsi di laurea sanitaria

RIASSUNTO

Introduzione. È noto in letteratura come il trattamento del dolore è una parte indispensabile dell’assistenza a tutti i livelli. Pertanto la valutazione e la gestione del dolore rappresentano uno degli obiettivi didattici più importanti di apprendimento per gli studenti dei corsi di laurea sanitaria. Obiettivo di questa indagine è misurare il livello di conoscenze di base posseduto dagli studenti universitari per la gestione del dolore.
Metodi. È stato somministrato un questionario ad hoc a 395 studenti dei corsi di laurea sanitaria, delle Facoltà di Medicina. I dati ottenuti sono stati elaborati.
Risultati. Il 94,5% ha aderito allo studio. Sono emersi dati interessanti relativi alle carenti conoscenze rispetto alla valutazione ed alla gestione farmacologica e non farmacologica del dolore, con particolare riferimento ai trattamenti a base di oppiacei. Limitate o assenti le esperienze di tirocinio e seminariali relative al dolore, durante il triennio formativo.
Conclusioni. Benché lo studio non sia rappresentativo, il problema relativo agli apprendimenti in merito alla gestione del dolore deve farci riflettere su come orientare la formazione dei nuovi laureati nelle discipline sanitarie, dove il dolore rappresenta il problema di salute più diffuso.

Parole chiaveconoscenze, dolore, educazione, studenti, trattamento

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Le reti di Cure Palliative: dalla teoria alla pratica

RIASSUNTO

Il campo di applicazione della medicina palliativa nel corso degli ultimi due decenni ha acquisito un significato più ampio e la Hospice theory si è evoluta in un paradigma più completo di “terapia di supporto”. Il tipo di Paziente inoltre non contempla più, solamente, il malato di cancro in fase terminale, ma anche chi è affetto da altre patologie inguaribili e progressive (BPCO terminale, insufficienze cardiovascolari, metaboliche, ecc.). I Pazienti nelle loro ultime settimane o giorni di vita, necessitano fondamentalmente della medesima assistenza, ma se presi in carico precocemente richiedono approcci specifici e differenti, almeno nelle prime fasi. Recentemente la legge 38/2010 definisce la Rete Nazionale per le Cure Palliative come una serie di strutture di assistenza, di professionisti e di procedure dedicate per garantire il miglior trattamento in tutte le fasi della malattia. La stessa legge stabilisce anche una rete separata per il dolore cronico “non terminale”, la cui struttura organizzativa segue il modello Hub & Spoke, dove l’hub è il centro di Terapia del dolore di riferimento in un territorio, e gli spoke sono i centri periferici, e di triage. L’articolo focalizza l’attenzione sulle differenze fra la due reti, sulle difficoltà a livello europeo nel realizzarle, e su quale possa essere il paradigma ottimale per la Rete di Cure Palliative.

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L’infermiere e la palliazione

RIASSUNTO

Nel 1967 Dame Cicely Saunders fonda il St. Christopher Hospice, dando ufficialmente inizio al movimento delle cure palliative, con l’obiettivo di dare un’assistenza globale e specializzata alle persone affette da malattie inguaribili.
L’obiettivo primario delle cure palliative è quello di prendere in carico la persona la cui malattia non risponde piu’ a trattamenti specifici, garantendo la migliore qualità di vita possibile, un supporto ai problemi di carattere psicosociale e il controllo del dolore.
La complessità della palli azione richiede l’intervento di un’equipe multidisciplinare all’interno della quale l’infermiere occupa un ruolo di rilievo.

Parole chiave: Assistenza infermieristica, cure palliative, competenze, hospice, infermiere, salute

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Oligoanalgesia, oppio-fobia e Legge 38/2010

RIASSUNTO

Nel corso degli anni l’attenzione al problema dolore è stata sempre maggiore: sono attualmente disponibili diverse linee guida (OMS, ESMO, SIAARTI), numerosi farmaci per il controllo del dolore e provvedimenti normativi atti a promuovere l’impiego di analgesici, soprattutto degli oppiacei, nell’ambito della terapia del dolore. Nonostante queste iniziative, sia in ospedale che sul territorio, una frazione consistente della popolazione continua ad avere dolore: stime di prevalenza presenti in letteratura mostrano che tra il 48 e il 63% dei pazienti riferisce dolore, con picchi dell’80% nei pazienti oncologici in stadi avanzati o terminali della malattia.

Parole chiave: inadeguato trattamento del dolore, Legge 38/2010, oligoanalgesia, oppio-fobia

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Il dolore fetale

RIASSUNTO

Lo sviluppo crescente di tecniche chirurgiche correttive, attuabili sul feto durante la vita intrauterina, ha portato al quesito relativo alla possibilità da parte di quest’ultimo di esperire sensazioni dolorose.
Gli studi sulle tappe evolutive del sistema nervoso evidenziano che già alla 23a settimana di gestazione esistono condizioni anatomiche minimamente sufficienti a trasmettere sensazioni dolorose dalla periferia all’encefalo, tuttavia, affinché si possa parlare di dolore, è necessario che tale percezione sia analizzata e resa cosciente dalla corteccia cerebrale.
Lo stato attuale della ricerca non depone per un’attività corticale del feto, per cui le sensazioni percepite non risultano avere un corrispettivo sul piano cognitivo. Ciononostante, l’ipotesi sul dolore fetale ha aperto un ampio dibattito nel mondo scientifico.
I termini di questo confronto vertono su argomentazioni di natura neuroanatomica, neurofisiologica, neurobiologica ed elettrofisiologica.
Al momento non esistono evenienze sperimentali sufficienti a provare la tesi che il feto sia in grado di esperire coscientemente sensazioni dolorose, tuttavia il dibattito rimane aperto e l’evoluzione dinamica della ricerca propone argomentazioni sempre nuove sul tema in oggetto.

Parole chiave: coscienza, consapevolezza, dolore, feto, nocicezione, sviluppo corporeo

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Gestione del dolore in una paziente HIV positiva, affetta da cefalea secondaria: caso clinico

RIASSUNTO

La comparsa di cefalea in pazienti HIV-positivi è una delle condizioni morbose che conduce il paziente alle cure mediche. Il trattamento può essere sottovalutato e reso difficoltoso dal rischio di interazioni e reazioni avverse, dalla storia di abuso di sostanze di questi pazienti e dalla presenza di comorbidità. Il caso clinico descritto evidenzia la necessità di utilizzare in prima linea farmaci non oppiacei per il trattamento del dolore acuto in questi pazienti, ricorrendo soltanto in caso di dolore severo o insuccesso delle terapie precedenti, ad oppiacei forti, da somministrare per il minor tempo e al minor dosaggio possibile.
cefalea, dolore, paziente HIV-positivo

Parole chiave: cefalea, dolore, paziente HIV-positivo

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